tuttologia in direzione contraria

Viaggio di Natale

Era ormai dicembre quando lasciai il mio rifugio e la febbre della scoperta mi spinse a nord. Maggia – Liverpool – Francoforte, fino alla foresta di Schwerzenbach e al castello di Volketswil, dove dormii di un sonno agitato. Mi svegliai con la precisa sensazione di dovermi volgere ancora a sud, immediatamente: ogni indugio avrebbe potuto essere fatale, lo sentivo.frankenstein
Partii, quindi, nella bruma che covava fantasmi, i miei, e senza fermata fino ad Arth/Goldau, poi Roma e infine Sion, dove la battaglia tra vallesani e renani infuriò per novanta minuti più recuperi. Acquattato dietro le linee, riuscii a tornare sui miei passi. E quindi ancora le Alpi, valicate con la sensazione di essere braccato tra i ghiacciai, dormendo in una carrozza abbandonata e riprendendo il cammino con le ossa fracassate dall’umidità e con la mente sconvolta da sogni tremendi*.
La luce notturna di Domodossola al quarto giorno, un misero letto di foglie e poi il sole brillante e freddo del mattino. Ed era l’oriente a chiamare: Malesco – Druogno – Corcapolo. L’altopiano imbiancato era di una bellezza senza pari, ma non avevo tempo per la contemplazione e la gioia. Il valico ferrato di Camedo, tra guardie ghiacciate e intonaci cadenti, come una Pietroburgo prostrata, precedette le cento gole e ciascuna di queste poteva nascondere il mio irriducibile nemico, il mostro che io stesso avevo creato**.
Ora finalmente ho davanti agli occhi la piana e in fondo Ponte Brolla, il crocicchio dove si vende l’anima al diavolo, e chissà che forse farei meglio a chiamare davvero Messer Satanasso per scambiare qualche idea minatoria su questo Natale del cazzo.

gene

Postilla
*Appena letto Frankenstein: prende la mano
**Tutti ne abbiamo uno, inutile fare quelle facce

g


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