tuttologia in direzione contraria

Non sei morto

Mi prendi in giro per la legna, che secondo me è almeno uno stero e per te una carriola. Poi dopo non è che te ai monti abbia su una scorta da taiga sovietica, ma guai a dirtelo. Pericoloso anche ironizzare sull’Ambrì, che poi a cena ti incazzi e non mi va e quindi sto zitto e infine ti chiedo scusa per la mia leggerezza sulle tue passioni. Mi tieni a dormire nella tua casa che io al momento non ne ho una e chissà mai se l’avrò e l’idea di stare sotto un ponte non è cosi lontana. La Prisca è attenta a me come a un malato, vicina e dolce; te invece mi propini calci in culo come castigo e prediche sull’impossibilità di vivere scrivendo e sull’inutilità di pubblicare ogni giorno su un blog.carèe ventivi banner blog
Scendi dal palazzo del governo e mi allunghi alcuni franchi per andare avanti e lo fai senza schiacciare la mia vergogna. A una tipa dà fastidio il nostro fumo, all’aperto, e tu la mandi a cagare e fai benissimo.
Andiamo dal Lele e mi dici di piantarla di dire che non ho fame e di mangiare un bisteccone o quello che voglio e di non pensarci, cristo. La sera parliamo di rivoluzioni, le tue realizzate, le mie ancora disperse nell’ignoranza. Mi dici che mai e poi mai hai visto fare il risotto in quella padella lì e che comunque la padella è tua e fai come ti pare. Poi, qualche giorno dopo, mi dici che hai provato a farlo sto cazzo di risotto alla maniera mia, nella padella larga, e ammetti che è meglio, e io sogghigno e ci beviamo su.
Vieni su te e la Prisca alla casa della Maddalena in Bavona e ti coalizzi col Rinaldo per dare addosso alle mie utopie e alla mia legna (vedi esordio dello scritto). E ti vedo magro, ironico, fatalista, ma pronto a combattere. Dici che saluti vigna e orto che l’anno prossimo magari non ci sei più e invece ci sei ancora, con un secchio di ceneri da spandere nei filari come se fossero le tue.
Prepari discorsi immagini musiche, allontani preti, e io sono d’accordo su tutto. Col Gas usciamo dalla camera del San Giovanni per una fumatina insieme a te, che fa sempre bene anche se magari fa male, ma ci sono cose peggiori.
Mentre suono con mia figlia alla festa del paese, arrivi con la Prisca, che sei appena tornato da Cuba e non sei molto in forma ma vuoi esserci e capisco il tuo amore. Cantiamo qualcosa. La Prisca mi dice che la mia camera è sempre lì (non è la mia camera, ma lo dice per togliermi dall’imbarazzo).
Ascolti le mie parole al Piazzetta e mi provochi chiedendo quale sia il senso di ciò che scrivo. Rispondo come posso e tu mi dici che era proprio quello che volevi sentire. E va bene, anche se poi spacco un bicchiere e forse ti spavento e sono un coglione.
E invece c’è poi quello che non volevo sentire e vedere, mentre a Volketswil telecronaco inutilmente e alla pausa vedo lì la scritta finale: il Baco è morto.
Ma non sei morto, cazzo.

gene

Postilla
Gene che noia, ma te ghé mia i soldi par al bigliet? Che pö a scrivìi mia ‘na riga, né ti né l’altro…
Baco


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