
Non posso zoppicare altrimenti cado e mi viene da ridere, spiega Arpad con un filo di voce. Simon accenna una risposta, ma non ce la fa, l’epiglottide sussulta. E così camminano tra le baracche, aggirando cadaveri perché non riuscirebbero ad alzare le ginocchia per scavalcarli. Arpad e Simon sono nudi, liberati da quei vestiti a strisce che li coprivano come un’onta. Avanzano tra i soldati dell’Armata Rossa, intenti a frenare l’impeto dei deportati davanti ai pentoloni di un brodo che li ucciderebbe se ingerito con l’ingordigia della fame secolare. Quegli stomaci rinsecchiti dentro ventri concavi o convessi che non sembrano poter accogliere organi. Arpad e Simon viaggiano.
Non sento neanche più il buco del culo, dice ancora Arpad con quello spirito che è stato la sola possibilità di resistere alle sopraffazioni dei carcerieri. Sono glabri, che nemmeno la barba cresce più a conto di metabolismi ridotti a funzioni pre-umane; la…
View original post 117 altre parole
