tuttologia in direzione contraria

Un giorno a Berna

La Capitale è inondata di sole, gli spruzzi vanno dappertutto e le ombre sono ovunque e lunghe. La primavera si annuncia, ma senza fretta, come quei due che giocano a scacchi nella piazza e a ogni mossa sentono di potercela fare e si stuzzicano a vicenda in una lingua venata dai Balcani. Scendere le mura con il tram fino a quel che resta della campagna, dove c’è lo stadio, la fiera, la patinoire e un senso di pace. La luce è anche dentro l’enorme catino dello Stade de Suisse (finalmente un bel nome tra le mille concessioni alla pubblicità) che è ancora quasi vuoto ma quando la partita comincerà sarà quasi pieno. C’è passione e compostezza in questo popolo giallonero, qualcosa di federale, e anche la massa avversaria biancoceleste in cima a sinistra si infiamma ma quasi educata, o almeno rispettosa. Del resto, lo Young Boys giallonero è una squadra di campioni che comanda il campionato senza flessioni e provando sempre a giocare bene.
Comincia la partita e anche lo Zurigo biancoceleste vuole giocar bene. Sono due club storici del calcio svizzero, hanno vinto titoli e coppe, ma ogni volta il passato non conta e allora vanno a testa bassa, con un gioco quasi innocente, venato d’Africa e Oberland. Il sole si ferma ancora un attimo in una sottile striscia di verde, poi abbandona il campo e si apposta sulla tribuna est a godersi la giornata. Le squadre si assaltano, ma il gol non arriva. Il dieci biancoceleste è Tonino, un latino che a Zurigo ha trovato il suo posto sul campo, appena dietro la linea d’attacco. Tonino ha la palla buona, se la inventa lui con un gioco di prestigio che poi gli scoppia tra le mani come un palloncino quando la tira addosso al portiere giallonero.stade de suisse 2019
Nel secondo tempo i gialloneri rompono gli argini con avanzate d’ariete incuranti della tattica, trascinati da un ragazzo che si chiama Fassnacht, che sarebbe più o meno carnevale. A un certo punto questo artista ferma sul piede una palla che arriva dal cielo. In piena corsa. Spinto da un avversario. È una sublime piccola cosa tra le sgroppate di Nagamaleu, un Cavallo Pazzo del Camerun, e i trucchi ivoriani del minuto attaccante Assalé.
Arrivano i gol gialloneri, due inevitabilità, segni conclusivi di un giorno speciale, dove il calcio è ancora l’invenzione umana più bella. Al crepuscolo, il tram riporta tra le mura un popolo contento, che è una bella cosa intanto che si aspetta la primavera.

gene

Postilla
Il gioco dissolve amarezze
g.


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