
Il Parlamento non decise poiché di lì a due mesi ci sarebbero state le nuove elezioni e nessuno se la sentì di ipotecare il futuro degli eletti. La questione era quella di innalzare la paga minima dei lavoratori a 21 franchi all’ora, votata e accettata dal popolo nel 2015 e già rimandata quattro anni prima dal Parlamento per la stessa questione dei nuovi eletti. In questo lasso di tempo, la massa dei lavoratori aveva perso circa 10 milioni di franchi, mentre i vecchi eletti trombati dal voto avevano già incassato una pensione globale di circa 20 milioni di franchi. I padroni avevano risparmiato circa 30 milioni, dato che nel frattempo, e in attesa, avevano diminuito le paghe. Lo stato aveva perso 10 milioni di contributi, senza contare il sommerso.
Nei due mesi di campagna elettorale che seguirono, i candidati di destra gongolavano per l’insuccesso della proposta e quelli di sinistra ricalcolarono la paga oraria e decisero che forse era meglio proporre, in caso di elezione, di abbassare la paga minima a 19 franchi all’ora. I lavoratori, per il terrore di non ottenere nulla, proposero addirittura 18.
Quando si insediò il nuovo Parlamento, gli eletti di destra furono 77 e quelli di sinistra 3, di cui due di provata fede cattolica. I padroni proposero allora una paga di 15 franchi all’ora e il Parlamento decise, dopo infinitissime discussioni nelle commissioni, di proporre 10 franchi all’ora.
Ma a quel punto, passati altri tre anni, e con l’avvento di lavoratori dal Terzo mondo, i padroni imposero un massimo di 5 franchi all’ora, paga concorrenziale con quella dei paesi limitrofi. Il Parlamento, in ossequio, ne propose 2, dopo infinitissime discussioni nelle commissioni. I lavoratori, atterriti, dissero che andava bene 1.
Allora, a un niente dalle nuove elezioni, i padroni decisero che sarebbe stato giusto lavorare gratis. Il Parlamento, in ossequio ossequioso, a due giorni dall’insediamento dei nuovi eletti, decise a velocità supersonica che per poter lavorare ognuno avrebbe dovuto pagare 5 franchi all’ora (crepi l’avarizia) al padrone. I padroni, il giorno dopo, furono d’accordo per 7, magnanimi.
I lavoratori avevano però risparmiato un po’ e il mattino del giuramento di fedeltà allo Stato del nuovo Parlamento spianarono fucili lubrificati e nuovi di zecca.
gene
Postilla
È accaduto così in tutte le epoche del mondo che alcuni hanno lavorato e altri hanno, senza lavoro, goduto di una gran parte dei frutti. Questo è sbagliato, e non deve continuare.
Abraham Lincoln (l’altro ieri, n.d.r.)
