tuttologia in direzione contraria

Niente al mondo

sedia

Quel mattino aprimmo i portoni del palazzo e fuori c’era solo il brillare dell’aria e il profumo del sole. Ci fece male ai sensi dopo i secoli al buio e al chiuso. I pensieri si liberarono come farfalle, le parole tintinnarono come campanelline di vetro soffiato. Guardavamo le nostre idee danzare tra loro come figli in libertà.

Non c’era nessun essere umano ad aspettarci, e camminando scoprimmo piazze vuote e case disabitate: erano spariti tutti. Ma non solo Platone e i filosofi, Gesù e i ribelli, Guevara e i sognatori, Cavallo Pazzo e gli indomiti, e tutti quelli che erano già morti o uccisi prima, no: erano spariti tutti gli altri, i rivoluzionari bugiardi, i presidenti ignoranti, i dottori incapaci, i giudici corrotti, gli sbirri violenti, i ricchi avari, i grassi famelici, i preti aguzzini, i direttori iniqui, gli amanti traditori, gli amici pavidi, i calciatori egoisti, i cantanti stonati, i maratoneti allucinati.

Di intere categorie dominanti, nella luce e nell’aria di quel mattino non c’erano tracce, dissolte nella sabbia della battigia o dei deserti. Nemmeno l’ombra di professioni vischiose, sterilizzanti, ingannevoli, sfruttatrici, sporche, corporativiste. Erano svaniti i codardi, gli adulatori e i censori, gli indefessi, i proni e i ritti, gli alteri e gli altezzosi, tutti i belli e tutti i glabri, gli asfissianti e i motivatori, i maestri di pensiero e gli uomini soli al comando, i progettisti, gli imbarazzanti, i giusti e i casti, i nostalgici e i sentimentali, i fomentatori, i colonizzatori e i latifondisti col culo degli altri.

Non solo: niente avvelenatori, assaggiatori, profeti, buongustai, cultori, i reggicode al gran completo assieme ai portaborse. Non si vedevano nemmeno quelli che di solito arrivano prima degli altri per il tuo bene: gli assicuratori, i becchini, gli esattori, i giornalisti, i portajella, gli eredi, i parenti inesistenti, i candidati a qualunque cosa, i piazzisti, i testimoni di tutto, i benedicenti, i guru e altri santoni immaginari, più tutti gli ospiti desiderati o no.

Certo, non c’era più la biblioteca, ma di strada in strada erano sparite anche tutte le altre “eca” futuriste: la paninoteca, la discoteca, la vino e la eno, la piadino e la giardino; la cartoteca, la sacroteca (resti di mummie), la videoteca e la radioteca. E le varianti in “ria”: pizzeria, astanteria, carrozzeria, la già immancabile e declinata vineria, porchetteria e salumeria, pesteria, amatricianeria e tutto quanto il mangiabile fatto bello per gli splendidi, i conquistatori, i piacioni, gli accompagnatori, i possessori senza portafoglio, gli esteti del peltro in salotto e gli invernali da giardino, gli sdraiati da lounge, i gaudenti da seggiovia, gli animatori, i tronisti da festival o da concerto, gli occhieggianti da riviera, i professionisti, i dilettanti, i ripetenti e i primi, gli esperti e i tecnici, i sicuri di sé e di te, gli avventori e i parvenu, gli imboscati eleganti, gli invitati cialtroni, gli influenti, gli influenzati e i vescovi in incognito senza mutande.

Nessuno, tutti spariti. Ma si era fatta una certa ora e rientrammo per le medicine.

 

gene

 

Postilla
Spazio meno un miliardo di inutilità fratto mille uguale felicità
g.


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