
Si spegne il giorno e io che volevo disertare sono il solo ancora vivo sul campo di battaglia cosparso di morti smembrati. Il Cimo, che sognava Firenze, la testa fracassata. La Gisella che le si è spento il fiato e sembra dormire. Il Coke che cantava sbagliando orari. Più in là l’Enzo caduto dai bastioni, Olimpia divorata dalla bestia e accanto Franco dai fogli perduti. L’altro Franco che ha digiunato prima di soccombere. Trafitto da un dardo, il Baco scaglia ancora un lampo dagli occhi. Sul campo di battaglia non osano i corvi, scacciati dal mio ultimo mulinare. Le Brigate Americane hanno retto in piedi anche da cadute. Nel silenzio dei fuggitivi, il re mi accoglierà come un eroe e nel momento della consegna di una gloria immeritata e vana: ucciderò anche lui. Andrò infine alla ricerca del tanto invocato dio, che è anche degli eserciti, e lo sconfesserò. Poi, l’oblio come diserzione, finalmente.
gene
Postilla
E a tutti griderò
Di non partire più
E di non obbedire
Per andare a morire
Per non importa chi
Ivano Fossati
