tuttologia in direzione contraria

Epopea del Jacobaccio

Scalzo e col saio, il Jacobaccio non era riuscito a varcare il Ceneri, assalito dai predoni di Robasacco, che gli fregarono il contratto milionario col quale contava di predicare a Cornaredo, neanche fosse il Papa. Tornato sui suoi passi da penitente raggiunse il Celestino nei pressi di Giubiasco che vaneggiava sulla bellezza dell’inceneritore, come se l’avesse creato lui. Insieme arrivarono a Bellinzona, ma nottetempo, per non rischiare un qualche tipo di gogna. Pernottarono su una panchina dell’ex-ginnasio, coperti coi giornali del giorno prima, quelli con le pesanti parole del Jacobaccio (“finalmente torno nel calcio vero”) e con le visioni del Celestino sul tichitaca che ha inventato lui.
Mentre i due erranti pelavano dal freddo, nella tiepida Lugano il Renzetto si torceva le mani nell’attesa. Un messo del Corriere, a tarda mattinata, lo mise al corrente della situazione, con il dettaglio non da poco che al Jacobaccio avevano sottratto l’accordo scritto e che quindi tutto si complicava. Intanto che le sorti della compagine bianconera erano affidate ai sortilegi del druido Cruus Toort, il Renzetto sguinzagliò una pattuglia di bravi alla ricerca del Jacobaccio, tornando poi alla torsione delle mani nella fremente attesa.
Mentre i bravi varcavano il Ceneri, il Lugano aveva già perso in amichevole contro il Preonzo; a Camorino li aveva raggiunti la notizia di un possibile ritorno del Belardello, con le conseguenze del caso; in Via Dogana seppero che il Team Ticino era andato in Russia per sempre, sfuggendo ai bombardamenti che avevano raso al suolo il centro di Tenero. A pomeriggio inoltrato trovarono il Jacobaccio che pregava con la fronte appoggiata al muro del Comunale, attorniato da una torma di bambini che gli tirava uova e pomodori. I bravi dovettero ascoltare le verbose spiegazioni del Celestino, che andarono avanti fino a notte fonda in una cappa di noia mortale. Un dispaccio del Renzetto incitò a fare in fretta, che gli stavano venendo le doglie perché nel frattempo gli era giunto sotto casa il Tramezzino con pretese mica da ridere. I bravi allora scacciarono i bambini, spedirono in Africa il Celestino, ripulirono il Jacobaccio. Il tutto sotto lo sguardo attento degli avventori del Granata.
Tra due ali di folla con fruste e bastoni di carnevale, varcarono il Ceneri senza assalti, che facevano pietà anche ai briganti, e portarono il candidato ai piedi del Renzetto, non prima di aver fermamente condannato lo stalking del Tramezzino. Nuovo contratto, al ribasso, e primo allenamento del Jacobaccio a una squadra che ormai aveva accumulato un centinaio di sconfitte in campionato a causa dei dettami avveniristici del Cruus Toort.
Ma poi, come sappiamo, le cose andarono benissimo e il Lugano vinse la Champions. Merito mio, disse il Celestino in diretta streaming da Kinshasa.

gene

Postilla
Ogni riferimento è a caso
g.


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