Romanzo – GCE Edizioni – aprile 2020
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Si sale passando dalla Strecie. Non ci segue nessuno. Dalla cima del tetto da dove era caduto il Pitra si vedono tegole e piode, qualche lamiera, comignoli. Le montagne sono lontanissime e sfocate. Nessuno vede noi, in agguato nella canicola. Il Nandel dice che quassù potremmo viverci. Poi scendiamo perché sarà be’ quasi ora di cena. Ciao.
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Guardavamo le auto passare, fermi ai bordi dello stradone nel torpore dell’estate. Il Nandel, qualche anno prima, aveva sortito quel gioco dalla fucina della sua immaginazione, alimentata dal soffio implacabile della noia.
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Congedati dall’impegno, noi tornammo alle scoperte del mondo. I noni sarebbero stati là fino all’ora di cena, che è come la colazione, ma l’ho già detto. Andammo in Pasquei a giocare a pallone o a vedere il Demarchi sbandare quasi da fermo.
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“Giovinezza senza vecchiaia, vita senza morte”. Libro dalla copertina rigida e colorata, regalato a tutti per Natale dai signori della raffineria di petrolio. L’anno prima, una giacca a vento con la cerniera difettosa. Leggo nella stanza dello zio, senza capire veramente le idee racchiuse dietro le parole.
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Guardando la parete, la nona mi disse che oggi era festa grande e che ci sarebbero state messa e processione della Madono dala Zenturu.
– Ioo! T’es da videi com ié bei i confratelli vistiit dala feste, cara.
Pensai che si stesse confondendo e andai fuori a chiedere al nono.
– Ogni tanto si incanta davanti a quel quadro e le vengono queste idee.
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gene
