
Mentre penso al biancospino che
s’imbianca solo a marzo
la finestra si spalanca sul mattino e lo vedo
rifiorire novembrino
con gli aculei rivoltosi
a graffiare il grigio scuro
A chi lo vuole sempre uguale e a noi che
nel torpore sbadigliamo
il biancospino sembra dire state in piedi
cazzo
che ora il mondo è da rifare
ustionando le abitudini e miserie
e il mal di notte
e lenirsi dentro un fiocco come fosse
un fiore nuovo e nuova l’aria
gene
Postilla
E cammino a piene mani
g.
