
Occorre dire che quella specie di Itaca, oltre tre catene di montagne e altrettante valli, è sempre in balia degli elementi. A parte i fuochi per pulire e i prati che ogni tanto sfuggono di mano e inceneriscono i boschi, c’è la questione dell’acqua, che sale, che scende, che si mette di traverso e che allaga i campi come risaie, gelando in inverno in lanche profonde pochi centimetri ma estese a volte anche duecento metri, sulle quali pattinare con furia. Poi c’è la neve in inverno, anche prima e dopo a volte, che si squaglia e si impietrisce, e la nebbia che a pochi metri saluti un albero come fosse un conoscente, e viceversa. In novembre, l’umidità è tale da agghiacciare i piedi in allenamento e il pallone va dove vuole, a meno che si voglia fare come il Capo che si infila due sacchi dei rifiuti ai piedi e così si ripara, ma gela lo stesso per via della condensazione, e non vi dico l’odore una volta levato l‘ambaradan. In luglio, tutto vibra e si hanno le allucinazioni, mentre quando arriva agosto la foschia da sud ci fa sembrare tutti dispersi in una mediocrità interminabile. Il vento, poi accompagna trecento notti squassando le menti e gli amplessi, con esiti nefasti il mattino quando gli obblighi imperano e tutti, impazziti, ne vorrebbero di supplementari.
Per questo siamo intolleranti, sempre, e anche lontani da lì, nel riso o nella gioia, c’è un filo di nervosismo che si scopre per una facezia qualunque e brucia nella centralina scatenando il cortocircuito. Forse cerchiamo una libertà che non conquisteremo mai.
– Pensa per te!
gene
Postilla
Quando dal passato giungono cose non concluse, meglio andare avanti a fare cose che non si concluderanno
g.
