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Guardando la parete, la nona mi disse che oggi era festa grande e che ci sarebbero state messa e processione della Madono dala Zenturu.
– Ioo! T’es da videi com ié bei i confratelli vistiit dala feste, cara.
Pensai che si stesse confondendo e andai fuori a chiedere al nono.
– Ogni tanto si incanta davanti a quel quadro e le vengono queste idee.
Il quadro era una specie di illusione ottica che se lo guardavi da destra raffigurava la Madonna, da sinistra Gesù. Per questo la nona sembrava guardare la parete, disorientata.
Non mi sembravano molto allegri i due, la madre e il figlio, intendo. Con i loro occhioni languidi sembravano sempre lì lì per chiedere qualcosa, muti come pesci, senza severità ma con una pedante remissione che mi faceva andare di traverso la colazione, se non davo loro la schiena. E poi, il figlio con questo cuore trafitto in mano e lei con le mani giunte. Mi chiedevo: ma come faranno a far qualcosa in quella posizione? Anche quando mi mandavano ancora a messa trovavo strano che nessuno dei personaggi del Don Lanzetti facesse davvero qualcosa. I fumetti che ci passavamo col Nandel erano zeppi di gente indaffarata e divertente, anche quelli delle biotte: quelli del libro del prete sempre seri e fannulloni.
Mai un sorriso.
Per esempio: mentre Tex inseguiva messicani mettendo a posto un sacco di cose strada facendo, gli apostoli aspettavano e basta, senza fare niente se non mangiare qualche pesce moltiplicato dal nulla. Perfino Paperino si industriava a pescare di suo, o cose così; i santi invece tutti lì a dipendere da qualcuno, anche a costo di crepare di fame. Eppure, nelle case c’erano i quadretti del tale e del talaltro, con tanto di ramoscelli d’ulivo e catenine. Quadri di Zagor o Gufo Triste mai.
Le avventure dei libri del prete le avevamo sentite mille volte, sempre le stesse storie noiose. Topolino ne aveva di nuove ogni settimana, anche se a noi toccava saltarne diverse dato che con le mamme andavamo in città solo ogni tanto (scambiandoceli, ci aggiornavano abbastanza bene).
Il Nandel non aveva mai organizzato imprese sul Mar Morto o nell’Orto degli Ulivi, ma a El Paso o nella Sierra Madre. Siamo stati più volte circondati dagli infidi Hualpai, cavandocela sempre con qualche ferita di striscio. Scontri coi Farisei neanche uno. Una messa con processione per festeggiare la sconfitta della Mano Rossa non sarebbe stata più opportuna?
Lo dissi al Nandel quella stessa mattina che secondo la nona era festa grande e, raccogliendo il Dani e il Uoter nel pomeriggio infuocato, rotolammo sassi nel torrente per sotterrare i Mescaleros. Il tutto finì con un discorsone a torso nudo del Nandel, in piedi su un masso e col cappellino della Campari a cui aveva aggraffato due piume rossicce. Parlò alle tribù delle Terre calde (il Uoter che abitava giù in piazza) e delle Terre alte (il Dani che stava al Rii All), finalmente riunite dopo i disastri della discordia. Io ero il suo pard.
– Pace e prosperità per i nostri popoli. Voi figlioli starete qui a proteggere le donne e i bambini. Noi andiamo a Frisco a svolgere una missione per i ranger.
Che rimandammo all’indomani perché non avevamo ancora le idee in chiaro su come svilupparla ed eravamo anche un po’ stufi.
A cena i due dell’illusione ottica sembravano guardarmi con riprovazione.
“Niente avventure con voi”, pensai con la fermezza del malumore che mi stava venendo su.
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gene
Postilla




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