
26.
Cosa fate ancora qua! Che mi incrinate lo stile e il raccontare diventa un puerile sterminio di aneddoti senza nesso. E invece hanno dignità solo se viste nell’insieme, queste storie che sono poi di tutti e allora mi domando perché non le raccontate un po’ voi. Forse vi piace prendermi per i fondelli, o forse è l’insieme che vi sfugge. Bene, ve lo dico io cosa è l’insieme: è questo posto dove siamo nati e cresciuti, dove hanno vissuto altri prima di noi, per costruire una comunità della quale fanno parte non solo gli esseri viventi, ma anche i sassi e l’acqua, il vento e gli escrementi, i prati che si dipanano dalle ultime case verso il fiume e che qualche deficiente ha sfigurato tagliandoli non con la falce ma con l’autostrada, per la quale avete beccato dei soldi e vi pare una gran cosa. Ma i soldi finiscono, l’autostrada no, sarà lì in eterno, intanto che voi dimenticherete cosa c’era e non ci sarà più. I vostri figli forse chiederanno, ma voi non saprete e così se ne andranno e voi giù a piangere e a lamentarvi.
– Oh, ma stasera ti butta di traverso eh!
Sì, mi butta di traverso. Vanificate ogni sforzo dialettico con la richiesta di fatti fatti fatti. Ogni cosa è un fatto, tutto è prosaico, come un estratto conto o una statistica sullo spostamento delle morene. Ma ogni fatto ha dietro un pensiero, ha dentro uno sviluppo e davanti una conseguenza, una catastrofe o una redenzione. Passare le sere qui solo per sentire accadimenti senza indagarne le pulsioni è una cosa da poveretti, da vittime di questo mondo ma con la spocchia dei calli sulle mani come stimmate del fare e disfare.
– Che voglia di spaccarti la faccia. Sapientone, io mi faccio il culo tutto il giorno, non come te che guardi fuori dalla finestra e hai il tupé di dire che stai lavorando. Non fai un cazzo, non hai nemmeno i soldi per pagare un giro, per cambiarti d’abito, per andare fuori a cena. Voglia di farne a mazzi, già.
A questo punto, non racconto più niente. Ne avevo una bella…
– Sé! Fai il permaloso. Sì, vai allora, Vai!
E mi incammino nel vento di gennaio, bramando cicuta. Bah! Torniamo indietro, col freddo che fa un barberino ci sta da sciori.
…
gene
Postilla
Il vino mi spinge, il vino folle, che fa cantare anche l’uomo più saggio e lo fa ridere mollemente e lo costringe a danzare, e tira fuori parola, che sta meglio non detta
Omero
