tuttologia in direzione contraria

Gli irlandesi

Il Cicino non ha una maglietta verde, Lord Guinness sì, l’Emme ne ha addirittura due. Quella con la pubblicità della Carlsberg la presta al Cicino che la indossa con il piacere che non ha provato quando lo stesso Emme alcuni anni addietro gli aveva rifilato quella gialla di portiere di riserva in occasione del debutto in squadra alla bella età di undici anni, per questioni di sovrannumero e pensando di fargli un piacere. In quella tremenda occasione tanto attesa, il Cicino incassò anche lo sbeffeggio del fratello Fintus: Ah ah ah! Portiere di riserva!
Andò in cesso a vomitare e poi scappò a casa.
Ma adesso, con la maglia della verde Irlanda addosso, si sente molto meglio e si allinea a passo deciso verso il debutto della squadra gaelica contro l’Italia ai Mondiali. Vanno i tre verso il Bar Tennis, che sta dove una volta c’erano rovi e serpenti e ora alcuni dilettanti in bianco si scambiano palline pretendendo il silenzio di Wimbledon.
Fidatevi, sono belli con quel verde che è ancora primavera ma allude all’estate in arrivo tra qualche giorno.
Nel bar ci sono solo due signore, forse mogli dei due che sotto il solleone del campo da tennis sudano senza altra gloria che la loro. Lo stadio dei Giants alla tele, invece, è un ribollire atavico di irlandesi e italiani espatriati, che ancora si attaccano all’identità come lumache all’insalata e normalmente si pestano per le strade. L’Emme, Lord Guinness e il Cicino sono pregni di una spettacolare neutralità che consente di schierarsi per l’Irlanda senza scrupoli o patimenti.
“Il tifo-contro ha due grandi vantaggi: la stessa gioia del tifo-per in caso di vittoria e l’alzata di spalle in caso di sconfitta” spiega Lord Guinness con una Eichof dunkelperle nella sinistra.
L’Emme approva, il Cicino non capisce bene ma è d’accordo. Il gerente li guarda di buon occhio, pregustando franchetti.
La partita comincia e i tre si tendono come se ne andasse della loro stessa patria. Le due signore sorseggiano il prosecchino con le olive a fare da pendant.
Non dura molto la pace, solo undici minuti, fino a quando il numero otto in maglia verde, Ray Houghton, porta avanti la palla sui venticinque metri dalla porta di Gianluca Pagliuca, il quale sembra ancora immerso nella beatitudine dei connazionali in rivalsa sugli spalti e perde tempo ad aggiustarsi il ciuffo anni Novanta. Intanto, però, il numero otto in maglia verde ha già caricato il sinistro e i tre del Bar Tennis intuiscono che. Che la palla viaggia e viaggia arcuata e poi si infilerà sopra il John Travolta avanzato a fare il bello nella febbre del sabato. Proprio così.
Non vedono la piroletta di Houghton.
I tre saltano in piedi sui tavolini, rovesciando prosecchi e birre. Le due signore invecchiano di colpo.
L’ordine torna dopo una trentina di secondi e una delle due nobili dice che è una vergogna, che se segna l’Italia balzeranno anche loro sui tavoli, che qua e che là.
Ma la favoritissima Italia non segnerà mai e se ne andranno indignate.
Durante il match, fra imprecazioni e incitamenti, ci sono almeno due tentativi da parte dei dilettanti tennisti di abbassare il volume della tele, senza nemmeno chiedere il permesso. Si sfiora la lite, ma il rumore rimane tale e quale, mentre le birre scure si assommano. C’è un altro sommovimento tellurico quando Sheridan colpisce l’asta. Si domina il mondo, dice Lord Guinness.
In quella Irlanda, a fronteggiare le alchimie da riviera romagnola del Sacchi (al gol degli avversari sgrana gli occhi e si fa cadere la bocca fino al mento, come se non fosse possibile), ci sono fantasisti fuori categoria: il difensore Mac Grath che si allena solo sulla cyclette a causa dei muscoli e della vita notturna; il portiere Bonner vestito da Uomo Ragno; il centrocampista Keane che randella ogni cosa che si muove e nessuno osa avvicinarglisi, nemmeno i compagni; il terzino Staunton che a un certo punto avanza tenendosi un asciugamano sulla testa. E soprattutto l’inglese Jackie Charlton, detto “Giraffa” a fare il coach e che quando la palla entra nella porta italiana deve tenersi il cappellino per non farlo soffiar via dallo spostamento d’aria generato dagli irlandesi del Giants Stadium. E anche da quello dei nostri tre al bar Tennis.
L’Emme lascia la maglia verde al Cicino fino alla fine del Mondiale, che è praticamente vinto in partenza, e gli promette che alla prima di campionato lo metterà dentro dal primo minuto, ed è un azzardo non da poco. Farà capitano Lord Guinness, fino alla fine del mondo.
 Si naturalizzano irlandesi, pagano un conto spropositato, ma sono soldi spesi bene. Delle due signore non si vedranno più nemmeno le bollicine.
Per strada incontrano il Senesio: ha una camicia verde scuro chiazzata del sudore da sfalcio. Sono segni che allietano. Li invita dentro all’Eiron e tutti quanti si sbevazzano grappa fino a quando il Cicino, che è minorenne, crolla e, su consiglio del Senesio che ne ha viste, lo riportano dalla sua mamma su una scala, come un pouro cristo. Lo scaricano sul pianerottolo e fuggono senza farsi vedere, come un Phelan sulla fascia.

gene

Postilla
Se te mighi bon da beu sta a cà, rotam
Moris


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