Estratto de Il becaària, romanzo del 2010 che uscirà in ristampa nell’aprile del 2020. Un decennale che non ha cambiato Mario, il protagonista che si districa nelle nefandezze del mondo raccontando balle e scansando ogni responsabilità.

(…) – È difficile non essere un bambino e non essere adulto, non avere certezze, provare timore per i propri sentimenti, sentire la paura di essere feriti – disse la mamma con rassegnata comprensione. – Però devi dire al papà che vuoi bene anche a lui, fallo per me.
– Ci proverò – promise Mario.
Quel “ci proverò” era un rimandare: a mai, possibilmente. Di certo, non ci provò quel giorno. Mentre vedeva l’auto azzurra svoltare dietro la curva di Fontana si rese conto che l’occasione era sfumata. Anzi, capì solo in quel momento che era un’occasione.
Si sentiva davvero solo, anche se Remo si era ripresentato fischiettando il motivo di Orzowei. Ci riusciva alla grande, ma non gli risollevò il morale.
A mancargli di più era Giulia.
Con i suoi due vecchi era una fatica insopportabile anche solo l’idea di un trasporto emotivo che non implicasse una rivalsa materiale, e quindi non se ne faceva nulla in partenza. Ma con la sorellina, una tiratina di capelli per farle mettere il muso e subito dopo darle un bacio, mentre ancora lei recalcitrava, era un contatto quasi animale. Senza la mediazione di qualche dannato pensiero razionale, tutto era più facile. Al massimo, Giulia avrebbe protestato per la sua riluttanza a farle fare la campana.
Anche quella giornata si era stortata.
La sera nemmeno uscì; niente fotbalino, niente Anna. Si sentì quasi in dovere di chiudersi in stanza e affrontare Fontamara, che se ne stava ancora in valigia come se gliel’avessero rifilato per sbaglio.
Dopo venti pagine si consolò. Quelli del romanzo erano decisamente messi peggio. (…)
gene
Postilla
Suru mighi! Suru mighi!
M.Z.
