tuttologia in direzione contraria

Merluz al telefono

Pillola di comunicazione ai tempi del silenzio digitale.

Estratto da Merluz Vogn, romanzo (Gabriele Capelli Editore), 1° aprile 2020

(…) Prima del Camarel, c’era la saletta con le imposte sempre accostate. Nessun segreto lì, nessun mostro, la porta era chiusa solo per impedire alla polvere di andare di qua e di là. Oltre a scansie gravate di torleri vari e piatti della festa come nuovi, c’era il telefono, attaccato alla parete, che si sentiva per miracolo, e solo perché non suonava mai e nessuno c’era abituato; allora qualcuno sobbalzava e avvisava i più sordi. Spesso non arrivavano in tempo e tornavano alle loro faccende.
Una volta andai dietro alla nona che voleva telefonare alla Besava, che stava in una casa troppo a sud per i suoi passi. Staccò la cornetta nera e infilò il dito nel volantino cifrato dall’uno allo zero. Compose. Ascoltai il suono del volantino cha andava e tornava in posizione appena levato il dito. Ziteldeeeeee (era il 6) – zitelde (1). E poi altri tre zitelde di lunghezza variabile. La nona attese concentrata, giocherellando col cavo attorcigliato. Non rispose nessuno, forse la Besava digeriva nel sonno col suo stomaco vecchissimo. Appese e uscimmo.
(…)

gene

Postilla
Il telefono non serve a niente.


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