C’era già qualcosa di malsano prima, a dirlo adesso.
Il luogo, forse l’ora tarda, il vuoto in terrazza e dentro il bar, o i pantaloni di lavoro che avrebbero dovuto essere in cantina da ore e invece gli sono ancora addosso.
Il poggiarsi di traverso al piano di sasso, senza quell’aspetto da interlocutore, sembra più una forma di arresto del corpo, alto e rigido, a tener dentro cose decomposte come il rancore, la frustrazione, o la vigliaccheria, sempre a dirlo adesso.
Lui, immemore delle maleparole già scagliate dalla trincea del niente qualche mese addietro, tende la mano caldamente: scorre il pensiero che non ricordi nulla, pazienza.
Poi si parla, con tutti i limiti del caso.
Fino a un momento in cui si tentano spiegazioni sul comportamento di un tale non presente.
Comincia il dissidio, lui subdolamente, poi aggressivo, gli insulti e infine la pietra.
Dice: “Spero che tu crepi presto”.
Poi minaccerà con ipotesi di pugni e sputi.
Ma a quel punto è già finita e invece del dispiacere c’è il sollievo, la certezza che non ci sarà più bisogno di tendergli la mano, salutarlo, il più e il meno, le parole storpiate nella presunzione di saperle.
Fuori la notte è perfino più bella di prima.
gene
Postilla
Il codardo minaccia solo quando è fuori pericolo.
Michel de Montaigne
