tuttologia in direzione contraria

La riconquista

La magnolia se ne frega

Non li potevo vedere, ma li sentivo nella notte che riprendevano il territorio confiscato dall’uomo in secoli di feroce avidità. Tra il frusciare circospetto e i rumori guardinghi, gli animali si ritrovarono tra i denti e le zampe il mondo vuoto. La grande epidemia aveva costretto tutti gli esseri umani dentro le loro case, senza più la possibilità di imbrattare e cacciare, di sporcare acque, di seppellire prati con il cemento e i rifiuti, di violare montagne e deserti.

E soprattutto, l’uomo non poteva più sterminare.

Non si fermavano nemmeno piante e fiori, la primavera esplodeva e non pareva vera alle api e alle formiche, ai coleotteri e alle lumache, tutta quella bellezza senza veleni, quell’erba senza spari e quelle fronde senza trappole.

Mentre l’uomo si misurava le febbri dentro i lazzaretti elettrificati, gli animali correvano verso la gioia. I contatti col mondo, per gli umani impaviditi al chiuso, erano ormai solo le tecnologie, dalle quali arrivavano ogni giorno misure restrittive sempre più paralizzanti. Le porte di case e palazzi restavano chiuse allo spettacolo della natura che si riprendeva ciò che le era stato sottratto.

Ma io li sentivo, nella notte, gli animali: il loro era un canto d’amore alla vita che si liberava, mentre le gemme sbocciavano lanciando petali come se tutti fossero sposi.

gene

Postilla
Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata
Albert Einstein


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