Guida ragionata per neofiti
La chiamavano Coppa Carnevale e dopo i fatti memorabili si capirà perché. In tempi di vacche obese, dunque, il giornale mi aveva spedito a Viareggio per seguire una squadra ticinese (Luganiga, nome fittizio, quello vero non mi viene proprio) impegnata in quel torneo giovanile. In più, c’era da raccontare il ritiro dell’AC Bellinzona, una corazzata che puntava a una primavera di gloria (invece no, invece no, cazzo!). Anche gli altri giornali avevano un inviato, pure la radio. Infatti, sulla Golf aziendale, in viaggio con me c’era il radiofonico Lolli, con il quale condividevo quegli esordi dopo il famigerato Corso di Macolin, dove in due settimane si forgiavano giornalisti sportivi completi. Per dire della serietà del mestiere…
Ma bon, allora, col Lolli si viaggiava bene ed entrammo in Viareggio piuttosto sicuri. Solo che il nostro albergo era al Lido di Camaiore, cominciando così a pascolare, guardando di qua e di là invece che la strada.
Lo dico: sarà tutta una storia sul pascolare, l’andare alla deriva. Insomma, il Lolli lancia un Ocio! ma tagliamo la strada a una Panda e sbam. Noi quasi fermi e lei a cinque all’ora, ma arrivano lo stesso i vigili. Abbiamo torto e lo diciamo subito, ma loro se la prendono con l’autista della Panda. Che è una vecchietta asmatica in preda all’ansia e che per quello stava andando in farmacia.
– Lei faccia un po’ di silenzio – le dicono, mentre a noi quasi quasi ci danno una medaglia.
Non è che parlasse molto la vecchietta, a dire il vero. Comunque, ci hanno lasciati andare senza neanche una multina simbolica. La vecchietta non so, forse l’hanno rinchiusa a Ventotene.
Scusate il tempo presente, ma noi giornalisti sportivi siamo così, attraversiamo le epoche e i verbi e facciamo confusione. Torno al passato.
All’hotel trovammo, oltre alla squadra granata, anche il Botti e il Sciarini, colleghi, già piazzati in precedenza perché erano e sono un po’ gagà e quindi avevano bisogno di una suite e pensavano ci fosse il pienone, a febbraio, ma già. E invece, hotel aperto solo per noi, ma coi cancelli chiusi alle dieci di sera (e capirete il perché di questa informazione).
Il mattino dopo, ci alzammo con in testa il programma preciso: l’esordio dei bambocci del Luganiga contro l’Atalanta, alle tre del pomeriggio, a Margine Coperta, dalle parti di Montecatini, e giù a ridere.
– C’è tempo – disse qualcuno tra l’approvazione generale.
Alla Golf mancava un faro per colpa della vecchietta, ma tanto in Italia a chi non manca un faro?

Partimmo verso l’una, io alla guida, il Botti di fianco con la cartina spianata, il Sciarini e il Lolli dietro a fare l’autoradio. Naturalmente, come ben si sa, i discorsi in macchina distolgono dal tragitto e verso le due siamo quasi al momento della fatidica frase e prevedibile risposta:
– Chiediamo a qualcuno!
– No!
Ma poi chiediamo lo stesso a un pensionato, appostato sul ciglio di un marciapiede da riparare ma che secondo me è così ancora adesso, dove sia la strada per il campo da calcio.
– L’è la terza a sinistra, ‘un potete sbagliare, scè una ‘urvetta e poi un pontiscellino.
(Che poi la terza è sempre la seconda o la quarta)
Il Botti, invece di guardare strada e cartina, chiama la mamma al telefono, ma zio cane. I due dietro ridono come villeggianti intanto che io comincio a perdere la calma alla ricerca della curvetta e del pontiscellino del menga.
Mentre il Botti sta dicendo alla mamma che va tutto bene e che è tutto bello, all’ennesima deviazione sbagliata mi esce una serie a voce piuttosto alta di porco e di cane, abbellita da farabuto porscel, con escursioni sulla madre lavoratrice del Cristo e sul Cristo stesso. Tanto siamo in Toscana e apprezzano.
Il Botti appende e mi informa, molto serio, quasi accigliato:
– La mamma è scandalizzata.
Comunque, me ne sbatto e dopo altri animali accostati al creatore e dintorni, scavalchiamo il maledetto pontiscellino e arriviamo infine al campo, che è però quasi finito il primo tempo e i Luganiga sono già sotto di un gol, almeno quello, per fortuna. Ci vogliono a dir poco venti minuti per recuperare formazioni e marcatore (nome dell’arbitro, introvabile, nessuno sa niente). Nella ripresa, l’Atalanta ne segna un altro e la trasferta è dunque salva, almeno per me e il Lolli (gli altri due sono un po’ sbroja).
La sera, dopo aver buttato giù due righe insulse per il giornale, cenammo nell’androne deserto con quelli del Bellinzona e qui non possiamo dire ancora oggi dell’incidente diplomatico, non insistete, non è il caso.
Facemmo in giro a Viareggio nel tepore della sera attardata, con le chiavi dell’hotel ben in tasca, poi rientrammo piuttosto disciplinati.
Ma nel cuore della notte il Sciarini ebbe un impulso di un certo tipo ed evase.
Il mattino dopo ha un piede così, bucato in cima all’inferriata che cinge il lager, l’hotel cioè.
– Che stiano chiusi i giocatori okay, ma a me non mi rinchiude nessuno.
Due ore dopo sarà al pronto soccorso, antitetanica e immediato rientro al domicilio, che in Italia mah, meglio il San Giovanni.
Rientrai anch’io, il Lolli l’avrebbe fatto nel pomeriggio, il Botti penso che intendesse proseguire come sirenetto della Versilia per un altro paio di giorni.
Della vecchietta nessuna notizia.
La Coppa Carnevale conquistata al primo colpo.
Qualche anno dopo mi licenziarono e fecero bene.
gene
Postilla
Da eterno a ghè doma al Signor
Presidente Gilardi
