tuttologia in direzione contraria

A proposito di Lili

(…)
L’ultima settimana di settembre si presentò così fredda che i balestrucci precipitavano dai fili della luce. Rane in pieno sconcerto si scaldavano nei letamai. Foglie spaventate cercavano rifugio nelle tasche dei passanti.
– Per me le cose non vanno bene – disse l’Ezechiele guardandosi i piedi.
La Lili pensò alle solite cose sul cervello traballante, ma invece lui aggiunse che sentiva le stagioni e i giorni ribaltarsi senza più senso. Aveva ragione l’Ezechiele, con quel gelo di adesso e il vento di gennaio, per non dire dell’acqua di luglio. La Lili non sapeva più come vestirsi, o spogliarsi.
A quei tempi l’Emme era ancora un ragazzino che si perdeva via con le boccette e non ci faceva tanto caso alla Lili, che gli pareva vecchia. Ma adesso ci pensa, eccome, e non è che sia passato tanto tempo, ma dai dodici ai diciassette ai maschi il fisico dà fuori di matto e la testa non ci sta dietro e le vecchie ringiovaniscono. Il fantasticare sulle doti della donna matura, peraltro senza averne idea, a meno di voler scambiare per istruzione le vanterie inverificabili degli altri pubescenti compagni di sventura sessuale, lo faceva sentire un uomo, ma già.
Ormai l’Ezechiele era morto e la Lili era tornata ad annoiarsi con le solite facce e le solite proposte grossolane. I giovanotti invece le piacevano perché li teneva in pugno con un semplice cambio di passo o una gonna rossa. Pensava sempre all’Ezechiele, quel ragazzone in balia della pazzia che lei si era presa a carico per compassione. Anni a combattere contro i suoi terrori, a farlo mangiare, a dargli fiducia. Quando tornava a casa era sfinita, ma leggera per il senso che dava alla sua vita. Immaginava, nei momenti migliori, che sarebbe durata per sempre quella splendida illusione di fare a meno dei pesi che trascina l’attrazione.
Bella la Lili, ma lei non si curava degli uomini, le bastava l’Ezechiele con i pensieri improvvisati o capovolti, asessuato a vent’anni come a tre.
Ma poi è morto e la Lili, che fare, di nuovo, che balle, cristo.
E come le foglie in primavera gli era tornata la voglia, ma visti i maschi in giro preferiva fare da sola quindi.
Come l’Emme, per il quale però non era una scelta e dal suo cuore, o da più giù, gli precipitava la passione sui piedi che si facevano di piombo. Per questo la caduta degli uccelli dai fili lo sgomentava: sembravano pezzi di sé. La cosa se la ricordava bene anche se erano passati molti anni e allora ci aveva fatto caso solo con lo stupore dei bambini quando non hanno una spiegazione. Ma adesso ci vedeva dei segni sciamanici, come direbbe il Nandel.

Ma era solo il desiderio di provare la femmina. La Lili era innalzata a suo desiderio, una donna che certamente avrebbe saputo come fare, un torbido segreto, una catapulta di sconcezze che non avrebbe preteso di baciarlo sulla bocca come le ragazzine della sua età, che per sfiorargli una tetta bisognava far su discorsi della madonna e aspettare che fossero sul punto di rincasare. Ma perché mai non si fanno toccare alle sette invece che alle dieci? si chiedeva ogni tanto. E poi, se appena appena una di loro la prendeva sul serio, te la trovavi attaccata il giorno dopo e c’era da vergognarsi e non si sapeva come svignarsela. E di darla o chiederla, neanche per idea.
Quindi era rimasto alle pippe.
E quando la Lili, verso mezzogiorno, sul camion della Migros che ha un passaggio strettissimo tra le due file di scaffali refrigeranti e che gli stava davanti di un centimetro scarso, si voltò e gli disse “ma che bel giovanotto”, lui sentì il cestino della spesa che lo trascinava agli inferi del sesso. Rispose un gnrgh e poi, per strada, si convinse di aver perso una grandissima occasione. E sull’illusione del non accaduto ci costruì un mondo torrido ma a manovella.
La Lili, che aveva capito con quel misterioso intuito che hanno le donne, ci giocò per un po’, tipo che quando lo incontrava gli sorrideva ravviandosi i capelli o aprendo appena il giacchetto, tanto per vederlo incespicare nell’imbarazzo. Ma quando lui aveva deciso di buttarsi in qualche modo che non sapeva, lei aveva già smesso e si era messa con uno di fuori. All’Emme dispiacque di non vederla quasi più, neanche sul camion della Migros. Superò la cosa con classe, entrando in un coro alpino misto, dove gli capitò per davvero una matura ventenne allegra che lo mollò dopo che lui ebbe manifestato segni di relazione fissa e lei ma neanche per sogno.
Ci rimase male, ma almeno la storia dei balestrucci smise di tormentarlo. Il più era fatto. O almeno credette, come chiunque.
(…)

gene

Postilla
Ci sto lavorando seduto sul momento
g.


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