
Questa lettera rimarrà nel cassetto fino al momento buono, quando alcuni fatti saranno dimenticati e alcuni di noi sgomenti. Parla del Pit, in particolare.
Già, il Pit, che arriva al baretto che sono ancora un bambino con la mamma e lui un giovanotto;
il Pit che sgasa con le macchine del suo fratello Cech;
il Pit raccontato dal Gabi, di quando ha vanificato un gol trovandosi sulla traiettoria di una sua staffilata;
il Pit che entra in campo in caso di gol più bello della storia, cioè spesso e specialmente al gol del Cis a Cadepezzo;
il Pit che pulisce gli spogliatoi;
il Pit che quando noi siamo già in Ponton a bere birre, lui ancora sistema cose nel buio della notte popolata di moscerini;
il Pit con una Simca blu, mi pare;
il Pit che ci consegna le casacche immacolate;
il Pit che piange per noi Campioni, attorno al ’77;
il Pit che ci stramena di qua e di là, in quell’anno incredibile;
il Pit che stiamo ammassati nella sua auto;
il Pit che schiaccia il chiodo, abituato ai bolidi del garage;
il Pit che varca la doppia linea tra le nostre grida di giubilo, in quel giorno di eternità;
il Pit che in bicicletta no;
il Pit che mi saluta dopo anni come se mi avesse visto un’ora prima;
il Pit che se ne fotte della quantità di benzina;
il Pit che quando torno giù al Ponte dopo tredici anni mi accoglie con un sorriso di felicità;
il Pit che quelle maglie granata e infeltrite le piega e le cura prima di darcele;
il Pit con damigiane di tè freddo;
il Pit con damigiane di tè caldo;
il Pit con semplicità fondamentali mentre tutti sono nervosi;
il Pit che ne vede passare a centinaia e lui invece è sempre lì;
il Pit fedele alla linea;
il Pit con la bandierina, sempre piuttosto azzeccato;
il Pit sportivo per indole;
il Pit che mai lo senti dire qualcosa di brutto agli avversari;
il Pit che quando c’è il Torneo guadagna fulgore;
il Pit con borracce limoni creme bende zucchero carmol fortalis ghiaccio;
il Pit che mi guarda con la calma di un dottore mentre mi stendono con la caviglia spezzata;
il Pit che mi dice “Ti sta chilé”, nel posto più comodo in panchina;
il Pit che mi dice “To l’vou sto fotbal che l’é lingeer?”;
il Pit che i scarp e i fotbai io da vess net;
il Pit che gli voglio bene e non glielo dico mai;
il Pit che glielo dico adesso: At vei ben;
il Pit che sorride e mi dà un bicchiere di isostar.
Il Pit che mi manca e mi sento diminuito.
gene
Postilla
“S’im tegn mighi da cont a veghi in dal Giubiasch”
Pit, 1979 (proposito che non ha mantenuto, ovviamente)
