Dove si descrive quella che poteva essere una sceneggiatura di un film, progetto premonitore (gennaio 2020) abortito dal precipitare degli eventi. Dove si osserva che la catastrofe si è avverata prima della finzione, per mano del virus e della malignità umana.

Capitolo Ultimo – Ciò che doveva essere
Ambiente
Livido, senza riferimenti antropici, natura inospitale, forse morta. Freddo, il sole non si vede. Non piove e non ci sono suoni di animali.
Trama
Un uomo chiamato A. cammina in una terra abbandonata, tra pianura, montagne, sassi, alberi caduti e spogli. Senza tracce di altra vita. Non si sa da dove venga, non si sa dove vada, ma cerca acqua. Forse è braccato, forse è stato scacciato. Stanco, lercio, malvestito, parla da solo poche parole di una lingua ibrida.
– No agua, no existe nada.
È allo stremo.
A un certo punto, come in un sogno, si vede una luce improvvisa e fiammeggiante, senza suono se non una profonda vibrazione.
Nel buio che segue, A. riaffiora dalle macerie. Fine del ricordo.
Si rimette in viaggio in un mondo ormai sterile.
Un altro ricordo affiora, uomini, donne, bambini felici che giocano in un prato nel cuore di un piccolo paese. Sole e luce, voci e movimento.
A. ricorda che in origine c’erano altri due uomini con sé, prima di partire. Non sa dove siano e allora ne cancella il ricordo.
La marcia si fa terribile, ma quando sembra ormai vinto vede lontano un buco nella montagna dove potrebbe esserci acqua.
“Uoter no distant, resiste…”.
Sale con le ultime forze rimaste e trova una caverna.
Nel buio, una torcia, stretta in mano a una bambina.
Sul fondo, illuminato dalla luce della fiamma, appare un grande dipinto, pieno di colori e figure.
La bambina dice due parole: – Tera! Amamama!
Poi la fiamma si spegne.
Uno sparo.
Quando si riaccende, dalla penombra appare il profilo di una donna.
Fine
gene
Postilla
Fui cacciato dalla terra per il volere di un dio maligno
A.
