tuttologia in direzione contraria

Il Rio Bass

Nel romanzo Merluz Vogn c’è un momento di navigazione che rasenta l’epica

(…) La preparazione. Come sul mare, occorre aspettare le condizioni propizie per ore, a volte anche per giorni. L’attesa, in caso, viene occupata con simulazioni belliche nelle strade del paese e nei boschi adiacenti, o giocando al fotbal in Pasquéi; vi partecipa anche il pubblico, di solito in numero variante tra le dieci e le venti unità, o meno se ci sono castighi o colonie in corso. Dopo le forti piogge, bisogna ancora attendere per far quietare la buzza. Poi finalmente si tolgono le imbarcazioni dal cantiere navale (dal lavatoio) e si comincia.

Non avevo mai visto il mare, se non nelle cartoline che il pa’ aveva spedito le estati precedenti, ma quest’anno ancora no.

Neanche il Nandel aveva mai visto il mare, neanche in cartolina.

La partenza. Nelle acque, giudice io, radiocronista lui. Canottiere che, oltre al nome giusto, mancano di maniche, e la cosa va bene negli inceppi.

Le tifoserie infantili si assiepavano sulle rive ma potevano spostarsi lungo tutto il percorso. Si chiedeva però loro un certo contegno: tirare sassi ai natanti? Vietato. Ogni tanto qualche barca s’incagliava e toccava rimuoverla manualmente (o con un bastone), affibbiandole una penalità discrezionale. Alla Camera, gli equipaggi parevano già stremati e le barche giravano in tondo come mosche senza un’ala. Risucchiate infine verso la cascata del Rio Bass, vi scendevano come andare al patibolo, o come quelli che si buttano nel Niagara in una botte. Ne uscivano quasi sempre con le vele lacere ma affrontavano stoicamente la traversata dei Campì, fra manovre ostacolate da erba, sassi, uova di rane e canneti. In un tanfo di melma e fermenti.

“Miniet/Renatin ié finìt el vasell e ié primm. Toni/Puscere ié ultim parché i sa scarpìni pal tazzìn. Santin/Neli ig veed noto e i s’a incociei in di sciscpit. Puda/Pantoni i poso, fegnanti”.

Sotto il Pontasel, in vista dell’ultima boa (un fazzoletto legato a un bastoncino), succedeva di tutto ma nessuno riusciva a vedere e nessuno ci andava, tanto è buio là sotto. Appoggiato alla spalletta di ferro, il pubblico si accalcava allo sbocco, mentre il Nandel elencava l’ordine d’arrivo e io stilavo la classifica in tempo reale, completa di distacchi e mutilazioni. (…)

Giorgio Genetelli

Romanzo pubblicato da Gabriele Capelli Editore



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