
Facile per voi che piantate le vostre case nella terra, solide, ferme, chiuse, ma noi che invece viaggiamo con la vita in spalla che cosa possiamo fare? Ci sono frontiere dappertutto, non solo quelle tra gli stati. Ne avete disseminate a ogni angolo di strada e appena vedete una nostra carovana erigete un muro di gendarmi dal volto coperto, che potrebbero anche essere briganti. Vi tappate in casa come fosse normale, e per voi lo è, lo fate da secoli e in questo millennio ancora di più, spaventati da tutto, perfino dall’altra gente che abita nello stesso quartiere. Non avete più bisogno di muovervi, vi rintanate per consuetudine. Ma noi invece, che non abbiamo e non vogliamo la terra e che le sole proprietà sono i nostri carrozzoni e le nostre tende, siamo costretti a valicare montagne quasi inaccessibili e acque incustodite, per trovare uno spiazzo discosto dove fermarci per un po’, con il timore di essere scacciati nel cuore della notte, con la paura di vedere il fuoco appiccato da mani oscure. Il diritto al viaggio è sconvolto dalle vostre leggi appena nate, che a noi non interessano e nemmeno le vogliamo. Ma io dico: se dobbiamo stare discosti, che problema c’è? Stiamo discosti da sempre, spesso per forza, per evitare sberleffi e violenza. Abitiamo campi polverosi o boschi incolti, commerciamo quando possiamo e con chi non ci scaccia. Inoltre, ve lo voglio dire, da noi non si ammala nessuno, si vive e si muore come la natura vuole.
Ora volete rinchiuderci nei vostri istituti, che sono poi locali sotterranei di cemento dove l’aria non passa. Dite che andrà tutto bene, senza spiegare se l’andar tutto bene si riferisca a voi o a noi. Penso che a noi non andrà bene per niente, dentro le mura di cemento, senza vedere la luce o sentire l’aria. Senza accendere il fuoco che ci serve per i canti e le storie, oltre che per il cibo. Ci serve fiamma e aria per affilare le nostre lame e lavorare il rame, abbiamo bisogno di argilla per piatti e scodelle. Come facciamo qua dentro? Non riusciamo a mangiare il cibo che gentilmente ci portate in piatti di plastica, cibo con poco gusto e tutto quasi uguale. Non possiamo insegnare ai bambini, non riusciamo a spiegare alle donne e agli uomini l’assenza di desiderio, non ci sono parole per i vecchi. Ieri Manfri è morto e l’avete portato via. Siamo rimasti con le preghiere in gola e il male nel cuore. Aveva quasi cento anni e aveva visto tutto, ma voi l’avete messo in un sacco come se fosse un legno marcio.
Non va bene. Domani notte fuggiremo, anche a piedi. I carri li ritroveremo e mangeremo qualcosa che scartate voi. Altrimenti ruberemo senza pensarci troppo. Per le lame ci arrangeremo coi sassi della strada. Almeno i morti li potremo seppellire noi. Non vi disturberemo, ve lo promettiamo. Ma smettetela di cercarci.
gene
Postilla
Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia. Nella nostra mente viene associato alla fuga da storia, oppressione, legge e noiose coercizioni, alla libertà assoluta, e la strada porta sempre a Ovest.
Emile Hirsch
