tuttologia in direzione contraria

Cronache dal divano

Tettoia del garage, ombra, aria. I quattro bambini saltano sul divano che sta lì da due mesi in attesa di qualcuno che se lo porti via a gratis; il Meo esce col casco e poi col martello; il Tony è arrivato da poco in bicicletta dopo dieci chilometri, scarsi, di pedalata assistita, sudato come sull’Izoard; la Regina e la Regina Madre sono in casa tranquille; io sto qua, sul divano vecchio, nella bufera di salti e grida a tentare di scrivere, ma non mi esce altro che questo verbale. È domenica pomeriggio, almeno sono già più avanti di Baglioni che invece è inchiodato per sempre al sabato, a piagnucolare con Leopardi.
Inutile lamentarsi, va così, altro che rumorino: è una bolgia. I quattro sono instancabili, producono frastuono anche quando fingono di dormire sul divano, come i grandi, come angioletti. Prendono rincorse e a mezz’aria annunciano situazioni come da un megafono. Intanto il Meo torna con uno zainetto blu a pallini, in attesa di andare in teleferica, solo che non ha le scarpe, rifiutate da almeno dieci giorni, e la teleferica è chiusa. Il Meo alterna le uscite di casa con casco e senza casco, mi parla di imprese impossibili ma lo ascolto a malapena, sono troppo impegnato in questa cronaca in diretta.
– Io il mio compleanno faccio venticinque – mi dice indicandosi il petto col dito.
– Trentuno – preciso.
– Uno si chiama Giorgio e uno si chiama Claudio, bravi musicisti – devia, girando pagina. – Niente Pietro.
Conclude e se ne va. Pietro è suo fratello, che al momento non c’è ma dovrebbe arrivare.
Intanto, dal divano sale un: – Cacca Puzzolente – come affermazione di sé da parte del più piccolo dei quattro, detto Timo, come l’erbetta aromatica, per contrasto. Ma per restare in metafora, non lo caga nessuno. Quindi si mette la coperta e diventa un fantasma. Poi tornano due degli altri, con la Signorinella a gestire le operazioni fantastiche cercando di dare un ordine.
Riappare il Meo con gli occhiali da sole blu, stile Celentano.
– Faccio edere ai bambini – poi sparisce di nuovo.
Intanto fa caldo, ma siamo all’ombra. C’è calma sul divano, il Rossino è arrivato con un dumper giallo e trasporta bicchieri pieni d’acqua, senza rovesciarne nemmeno un po’, ma scommetto che succederà.
Mamme e papà tirano il fiato e non si vedono.
Come volevasi dimostrare, hanno rovesciato il bicchiere della Signorinella e lei si lamenta, ma inutilmente.
Si prova col gioco del silenzio, funziona male, partono versi.
Le Regnanti e il Tony sono sempre in casa.
Io ascolto e trascrivo.
Siamo ai pet, intesi come puzzette, o put. Sono i due piccoli, il Timo già citato e il David. Il Rossino è ancora in dumper, porta piatti di cibo finto.
Si riapre la porta di casa e riappare il Meo che di nuovo cerca il Pietro, ma non si sa dov’è. Sento parlare il Tony a proposito dell’armadio del corridoio, con la Regina che ne spiega funzionamento e utilizzo. Poi esce, vestito di tutto punto, come se andasse in Turkmenistan e invece si farà due chilometri e poi metterà la bici in auto e stop.
– È arrivato il Pietro! – grida il Meo, senza più occhiali.
La banda dei quattro è in pausa, dice la Signorinella assurta a portavoce, ma è già finita, aggiunge. C’è un conto alla rovescia e ricominciano, la Signorinella mi porta un grissino salato come atto di conciliazione. Almeno.
C’è aria di gelato.
L’incanto finisce e anche il verbale.
Andiamo.

gene

Postilla
Il tipo che inventa il divano con il motore e il volante diventa miliardario.
Maxmangione


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