tuttologia in direzione contraria

Gioventù bruciata

Quattro notizie di questo venerdì: educatore di strada, voto ai sedicenni, droghe giovanili, strade senza bambini. Non ci vuole del genio per capire il ponte tra presente e futuro. Le prime tre pubblicate dai media, la quarta osservata in prima persona. Il presente è questo 2020 casalingo, nel senso che dopo i rigori dell’inverno a cavallo della stufa, ci hanno confinato in casa lanciando i seguenti allarmi caritatevoli: epidemia, canicola, alluvioni (seguirà di nuovo epidemia). Desertificazione applicata alla perfezione. Ma con alcune “finestre”, che nel gergo penitenziale sono le ore d’aria, con la stretta osservazione degli adulti, che come dice Silvano Agosti, mentono sempre. Siano essi padri, madri, politici, giornali, docenti, esperti. Mentono perché non dicono che questi spazi di presunta libertà non sono altro che fosse, nelle quali scaraventare i giovani e se non tutti si rialzano c’è pronta la predica o il cioccolatino all’asino. Bellinzona propone l’educatore di strada, che a grandi linee vuole travestito da gendarme, ovviamente adulto, che pattuglia strade e piazze e segnala disagi; ovviamente, visto l’Alcatraz in cui viviamo, di spazi giovanili nemmeno l’ombra e così i ragazzi e le ragazze si riversano, giustamente, nelle piazze e nelle strade durante le poche ore svincolate dalle pastoie (tra cui anche la scuola, ovviamente, dove si sta in fila indiana, mascherati, a distanza e tutt’orecchie alle disposizioni sanitarie e programmatiche senza la minima possibilità di imparare, ma solo di studiare cose vuote stabilite dagli adulti). Logico che la libertà vada poi ricercata nei paradisi artificiali, venduti dagli adulti e incontrollati dato che lo Stato di polizia si guarda bene dallo scovare i pesci grossi del veleno, preferendo forzare gli usci dei diseredati della terra. Per dare la fallace idea che i giovani ci interessano, ecco che il Parlamento alza l’ingegno, si fa per dire, e propone di abbassare il voto ai sedici anni, che sarebbe una bella cosa, ma come diceva Mark Twain (uno che di infanzia libertaria se ne intendeva, tra l’altro), “se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare”. Intanto che i parrucconi corrono con i picconi per scavare torrenti e portare acqua ai rispettivi mulini elettorali cavalcando l’idea, nelle strade svuotate di essere umani, i bambini vengono portati dal domicilio all’autobus, scaricati a scuola e da lì deportati in aula con tapparelle abbassate per proteggersi dal sole. Già bello che, oltre alla mascherina, non bendino loro gli occhi per non fargli vedere il mondo. Mondo che ovviamente viene poi raccontato, mentendo di nuovo, con i bambini allineati al banco. Poi saranno educati in strada a non stare in strada, li si farà studiare senza imparare niente di importante, li si inviterà al mercato globale della merda, li si accuserà di ogni vizio e quindi si tornerà ad educarli, a opprimerli, a drogarli, a punirli. Siamo solo a settembre ma il futuro è già alle spalle.

gene

Postilla
Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.
Bob Dylan


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