
Mia figlia si chiama Giorgia, ma questo “mia” non significa possesso. Oggi ha conseguito un diploma professionale, dopo una snervante procrastinazione degli esami a causa delle scelte virali. Doveva essere aprile, è stato ottobre. La lettera di conferma le è stata recapitata dalla postina di primissimo mattino (grazie forse a un picchetto autostradale per intercettare il furgone notturno delle distribuzioni), in anticipo su tutte le altre consegne, operazione consentita grazie a una rete sociale che solo in una comunità che ancora si definisce tale può esistere e navigare nei mari procellosi della burocrazia e dei ritardi.
Giorgia ha consumato tutti i suoi giorni di vacanza per venire a capo di questa scuola biennale, piena di lacrime e dubbi sull’aria fritta che pensava di respirare e che riversava anche su di me, come se io potessi capire qualcosa di quegli studi e dell’animo umano in generale. Sono rimasto al “Se un contadino ha tre mele e ne dà una a Mario, quante mele restano al contadino?” e figurarsi quale tipo di aiuto sarei stato in grado di dare a Giorgia quando mi spiegava i casi da affrontare. Per dire, come posso io, io, sapere in che modo risolvere un problema del tipo: “Se la tua ditta regala una borsa-frigo a chiunque acquisti una confezione da sei della nuova linea di birra lager, ma le borse-frigo non ci sono ancora poiché la fabbrica che le produce è in ritardo, come procederesti?”. Di primo acchito, avrei suggerito di bere tutte le birre in mezzora, ma intuivo che non poteva essere l’idea giusta. Ebbene, Giorgia deve aver dato una soluzione esatta a questo angusto problema. Questo e tanti altri, a quanto pare, di ben maggiore difficoltà. Eppure, Giorgia mi aveva telefonato disperata dicendo che gli esami orali erano andati a catafascio e io, dall’alto dei miei calcoli da scuola elementare, la calmavo adducendo possibili tranelli da parte della giuria di esperti, che secondo il mio punto di vista erano tipi e tipe che non sanno nemmeno accendere il fuoco. Insomma, giorni di confessioni roventi, con il telefono in una mano e il secchio d’acqua nell’altra.
La realtà è che Giorgia ce l’ha fatta con le sue forze gigantesche, come sempre, e brillando per impegno e senso delle cose, scavalcando ogni genere di ostacolo, il più grande dei quali è stato appunto il rimandare continuamente gli esami, aspetto che ha scosso la sua proverbiale tendenza alla pianificazione assoluta, mentre io ponevo come sistema il definitivo “Non è mica la fine del mondo”, frase-jolly che uso in tutte le situazioni fuori controllo, dalle bollette al virus. Concludo dicendo che Giorgia ha raggiunto traguardi che io mai e poi mai, nemmeno se mi avessero regalato un razzo per raggiungerli. Non ci arrivo. Lei sì. Ora vado a contare le mele e se ne mancasse una chiedo a Mario.
gene
Postilla
Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza.
Socrate
