
Ray Clemence fagocitava le nostre passioni minorenni, con quella maglia gialla (a volte verde) sull’orlo della bellezza in mezzo al furore rosso dei suoi compagni, con quei balzi di qua e di là a bloccare palloni tedeschi e italiani.
In un paese piccolo come il nostro, dove ci si salutava con richiami di montagna, uchèe in dialetto (in italiano boh), anche la politica aveva un peso e la fede liberale tramandata di generazione in generazione contemplava la lotta ai conservatori di ogni specie. Ai comizi arrivava sempre Argante Righetti che con parole scolpite nella roccia del pensiero, da Lumino a Roosvelt, ci accompagnava nei primi passi verso la cosa pubblica. Ma Ray Clemence incombeva e nelle rade dirette televisive dall’altro mondo s’incamminava verso la sua porta e poi la difendeva con lo stesso vigore con cui Argante Righetti difendeva, tra le altre cose, la laicità dello Stato.
Erano i capitani di due squadre leggendarie: il Liverpool e i Radicali. Prestazioni e idee europee, per non dire mondiali.
Ieri ci hanno lasciato, modo delicato e vago per non dover dire che sono morti. Ma se il Liverpool, e la città stessa, continua a brillare con il suo continuo rinnovamento, l’anima radicale del partito liberale ticinese è cancellata, nessuno più se ne fa carico, lasciando campo aperto al conservatorismo più bieco, fratello dell’ancor più ferale liberismo.
Oggi Alisson difende con passione e talento la memoria e la porta di Clemence, il posto di Righetti è vuoto.
gene
Postilla
“Mi concederete pertanto che io qui dichiari oggi la mia radicale fierezza, che è quella di chi sa riconoscersi ancora oggi nei valori e negli ideali che hanno alimentato i sogni e le speranze della mia giovinezza: la libertà e la giustizia coniugate con la solidarietà e il senso dello stato laico, anche se alto può essere stato il prezzo della coerenza”.
Argante Righetti
