
Stamattina mi sono imbattuto in un articolo di giornale e, dopo un primo istante di tristezza, ho provato un moto di soddisfazione. Nella foto a corredo del pezzo si vedeva la violenza usata a un prato, nel paese di Claro: scavi, recinti, un capannone e sullo sfondo una casupola in sasso miracolosamente scampata alla furia edilizia. Terra disordinata, impoverita, proprio lì dove andavamo a slittare e mio nonno falciava nella bella stagione.
Claro è un paese ripido, ormai quasi completamente cementificato, ma fino a pochi decenni fa era uno splendido cono di deiezione con alcune frazioni abitate e separate tra loro da prati, a loro volta marginati di muri in sasso, pietre strappate alla terra per renderla più facilmente falciabile e coltivabile. Un mirabile lavoro di urbanistica cancellato dalla furia con cui sono state costruite centinaia di case. Andate a vederle, meritano disprezzo.
Uno dei pochi spazi verdi rimasti è proprio quello dove si andava con le slitte, prima che anche lì si procedesse alla mortificazione del cemento.
Ma ecco la splendida sorpresa. L’articolista ha spiegato che i lavori di costruzione sono fermi sul nascere e il casino nella foto è dovuto al ritrovamento di una tomba antica. Niente palazzine, ricorsi, deroghe, reclami e via discorrendo. Niente da fare: a quanto pare quella tomba potrebbe far parte di un sito di valore archeologico e quindi tutti devono stare calmi.
La casupola ai margini del cantiere, piccola e pericolante, sembra sorridere e se potesse andrebbe a mettere fiori su quella tomba sconosciuta, magari gli stessi fiori che cresceranno ancora in quel prato dove i cubi di mattoni devono rispettare il riposo eterno del titolare della sepoltura.
Se al primo colpo di vento anche il capannone volasse via, torneremmo lì a slittare.
gene
Postilla
Mi piace quando un fiore o un piccolo ciuffo di erba crescono attraverso una fessura nel cemento. E’ così dannatamente eroico.
George Carlin
