tuttologia in direzione contraria

Cosa fai mostro al limitare di questo grande spazio? Tu, vituperato e temuto, mai amato da nessuno quando eri in vita, ora sei invece un gigante di bronzo, sbilenco nella tua andatura ma anche per questo maestoso. Io ti guardo sempre quando passo a Plainpalais, spesso mi avvicino e vorrei parlarti, ma mi metti ancora troppa soggezione. Sei bellissimo nella tua sofferenza eterna, che cominciò col ripudio da parte di tuo “padre”, che per dolore è secondo solamente al ripudio materno. Ma ti è stato scontato questo dolore, perché madre non avevi. Dunque cosa fai ancora su questa terra, che tanto ti ha oppresso scacciandoti dalle case, dalle piazze, dalle montagne, costringendoti a un rogo nei ghiacci del nord? Plainpalais pulsa di vita in modo irregolare, tra bancarelle, teatri, skateboard, fisarmoniche, camminato da uomini e donne di tutto il mondo. Col tuo passo sghembo non sembri in fuga, ma alla ricerca perenne di un contatto benevolo, nonostante il furore che ancora ti brucia il cuore. Ma non succede, non ti muovi, e quando giunge la notte resti solo in quel grande spazio circondato da alti casamenti. In quel momento arrivo io e sto un po’ con te, sempre senza parlare. Non mi guardi mai, ma sento che stai meglio e nella debole luce giallastra dei lampioni ti ergi in una regalità disperata che non ha pari. Anche il tuo volto, scavato da tutte le sofferenze possibili, appare disteso, e gli stracci che ti avvolgono si trasformano in indumenti principeschi. Il tuo andare è sempre sbieco, ma adesso sembra una finta di corpo all’emarginazione che patisti in vita. Un riscatto, ecco. Mi aspetto che un giorno, o meglio una notte, tu mi guardi e colga la profonda ammirazione per la tua resistenza, la compassione per il tuo dolore infinito che porti nelle membra e che ti impedisce di fermarti anche da immobile. Un giorno, una notte, mi guarderai e partiremo assieme. Io allineerò il mio passo banale al tuo incedere tanto insicuro quanto imponente e andremo chissà dove, oltre Plainpalais, verso qualcosa di buono. Te lo prometto. Aspettami mostro.

gene

Postilla
Quante cose saremmo sul punto di conoscere se il timore o la negligenza non frenassero le nostre ricerche.
Mary Shelley


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