tuttologia in direzione contraria

Viva la Radio

Il 2021 era cominciato con la neve, a metri, che mi aveva confinato per davvero nel silenzio della montagna. Oltre al soliloquio, con cui mi sollazzo da sempre, solo la radio spezzava questo isolamento, in parte volontario, in parte indotto dallo schifo per la sterilità delle mascherine e delle piazze, simboli di una tragedia che allora era solo agli inizi e che pensavamo di risolvere di mese in mese con idee balzane. C’erano ancora tre reti, in quella radio con l’acronimo (RSI) da balilla. Qualche balilla là dentro in effetti c’era, o transumato dalla politica o così per indole. Tre reti, dunque: la Uno generale, la Due culturale, la Tre edonista (non mi viene un altro termine). Ero un esperto di radio, esperto da caverna s’intende. Quindi flottavo da una rete all’altra in cerca del mondo nelle sue più variegate forme, ma prediligendo la Uno.
Forme che si manifestavano più o meno così, se la memoria non mi si distorce.
Uno: Radiogiornale con preferenze apocalittiche; Chalet o Tutorial con teatrino a due, più ospite; Rumore Misterioso con appositi attrezzi per; Sport e Musica affannatissimi; Meteo in perenne allerta. Biografie succinte. Interviste a medici poliziotti politicanti sui due filoni: tempo libero e minacce.
Due: Radiogiornale con preferenze apocalittiche; Musica da camera che uno pensava sempre fosse morto Breznev o l’attuale Putin; Musica dal mondo, specialmente sommerso; Spiegazioni dotte e abbaglianti su musica, artisti, libri, teatri; Interventi di tizi più o meno noti che parlavano di immaginazione e creatività; Radiodrammi; Interviste fluviali e inedite, con rari e cauti inviti alla nazione. Meteo in perenne allerta.
Tre: Radiogiornale con preferenze apocalittiche; Ripescaggio delle facezie e delle minacce di medici poliziotti politicanti; Meteo in perenne allerta; Voci contraffatte di personaggi immaginari; Musica moderna; Telefonate di tizi con voci in cammuffa; Prese in giro bonarie; a volte, Umorismo ottocentesco.
In mezzo alla neve, nessuna connessione internet e così mi perdevo tutte le perle del web. La radio era tutto ciò che avevo e sentivo, a parte il rumore della neve che cade e lo scoppiettare della legna.
Quando infine giunse il disgelo e potei tornare a casa, ormai parlavo come la radio, mescolando reti e argomenti. Moglie e figli mi mandarono in quarantena in cantina, ma ancora oggi ogni tanto vaneggio di rumori misteriosi, nemici invisibili che balzano fuori dalle bombe d’acqua di grado4 e conclusioni nello specchio.

gene

Postilla
La Radio è il teatro della mente.
Steve Allen


Lascia un commento