Ma poi la libertà cos’è? Magari è mettere in discussione tutto, sì, e dunque anche la libertà stessa, ammesso di poterle dare una qualche misera forma; o il divertente te stesso coi capelli al vento e le parole incastonate in fiori e slum, tanto divertente che poi si piange. Più che un diritto, la libertà è un dovere, altrimenti non si campa fino a centun’anni come te, cedendo forse qua e là ma sapendolo e volendolo. Non so se farcela è un merito, anzi: forse libero è chi inciampa sul più bello e, con i gomiti scorticati da un asfalto imprevisto, sta sdraiato al tepore del pomeriggio in attesa di niente più. Stare in piedi per volontà sembra una prigione e allora tanto vale barcollare. Liberi, o credendo di esserlo. Ecco, forse la libertà è credere nella bugia stessa del suo nome, una mistificazione che si mette lì come fosse una pietra inamovibile sulla strada dei diritti. Ma un uomo libero, quali diritti può vantare senza che appaiano privilegi? Poter esercitare una libera scelta è forse libertà, ma potrebbe essere un merito calato sulle teste reclinate di chi i meriti non li vede riconosciuti, perché malato, disoccupato, emarginato, solo. Un privilegio, dunque, esatto nella sua ipocrisia. Dimmi se sbaglio, Ferling: la vera libertà non è forse essere privati di tutto, anche della propria libertà, e preferendo che l’abbiano in dono gli altri? Fosse di tutti, allora non sarebbe più un privilegio. Non sarebbe questo bene, da solo, l’orizzonte da raggiungere sapendo che forse non lo si raggiungerà mai? Credo che tu sia campato così tanto nella speranza di capire, o almeno che qualcuno di noi capisse. Non capisco, e preferisco ancora che tu non fossi andato via.
gene
Postilla
Osa essere un guerrigliero poetico non-violento, un antieroe.
Lawrence Ferlinghetti

