
Lo ammetto, non riesco a scrivere di donne in modo distaccato. Quando ci ho provato mi sono pentito, troppo invadenti o troppo assolute. Ad andar bene mi escono madri figlie sorelle, sempre beate, intelligenti, sensibili, amorevoli e libere. Ma appeno immagino una qualche morosa mi viene male e la prima cosa che risalta è il farmi sentire un irresponsabile. Se poi azzardo un racconto in terza persona, con personaggi immaginari, appaiono quasi sempre maschi leggendari e soccombenti, che suscitano risate o affetto, ma quasi mai vengono presi sul serio. Una volta ho provato ad affidare a una eroina il ruolo principale, ma costei ha messo in merda tutto il mondo maschile con una semplice scatola di matite colorate, per il cui tramite ha dipinto un mondo inarrivabile e sono stato roso dall’invidia.
Una volta ho tentato un epistolario tra un innamorato e la sua bella. Disastro. Il tizio le ha scritto una prima lettera piuttosto formale, una specie di missiva commerciale per celare goffamente la propria gelosia e la relativa incapacità di gestire il distacco; lei gli ha risposto dicendogli di smettere di bere e di mettersi in ordine. Mi sono sentito nei panni del tizio e non sapendo come uscirne l’ho fatto morire a causa di un albero sulla testa, così, una cosa traumatica per non dover approfondire la relazione, nella quale avrebbe comunque avuto la peggio, come sarebbe capitato a me.
Quando mi sono addentrato nei dialoghi tra un uomo e una donna, poi, è stato come buttarsi nelle ortiche: lui declamava imprese inverosimili e lei ne sorrideva scettica. Nel mio primo romanzo, l’idiota maschio di turno riesce ad andare a catafascio sbagliando strategia in ogni relazione, accavallando tradimenti, i propri, e relativi abbandoni da parte di ragazze e donne molto più in gamba di lui.
Per un periodo ho scritto di preti, per mettermi al sicuro. Solo che anche uno di loro ha buttato la palandrana tentando di innamorarsi secondo parametri astrusi. Sono tornato con cautela alle donne, ma mi è uscita una specie di angelo custode che veglia sulle bizzarre azioni di un infelice che alla fine muore e lei va avanti tutta la vita a portargli sulla tomba cataloghi di scarpe, che a lui piacevano di brutto. Questa donna mi ha sconvolto, io che mi dimentico perfino di portare un fiore ogni tanto.
Allora, visto che proprio non sono capace, sono tentato di arrendermi. Siete troppo avanti ragazze e nei miei racconti la fatica che vi appiopperei forse sarebbe davvero troppa, con pessimi effetti sulla mia coscienza e su quella dei personaggi maschili.
gene
