tuttologia in direzione contraria

I governatori bananoidi

Dove si tratta di politica turandosi il naso

La mutazione ha contagiato anche i comuni, il municipio si atteggia a governo, il sindaco si sente governatore. In questa miniatura di repubblica che è il Ticino ci conosciamo quasi tutti e tutto sappiamo, forse è per questo che si inventano slogan facce e bugie: per essere diversi e nuovi, ad ogni costo (per le comunali, faccioni ovunque, a rischio sbandamento). Il disastro delle aggregazioni comunali ha esacerbato questo senso di governatorato alla Sancho Panza, anche in paesini dove si potrebbe vivere placidamente senza spaccarsi i maroni l’uno con l’altro. Ma a garantire convivenza e collaborazione non è la democrazia che, anzi, divide come ogni forma di potere. Succede così che ci si scanni per una poltrona di sindaco e i trombati si dimettano offesi come se fosse una perdita per noi mortali (spesso è una liberazione, invece, seppur fatua visto che il successore rischia di essere altrettanto obnubilato).

Il caso da citare a esempio è quello in cui il sindaco in carica aveva detto mesi fa di non voler più ricandidarsi, salvo poi cambiare idea. Al momento dello spoglio, questo sindaco uscente ha incassato una legnata da un esponente di un’altra lista, pur confermando la propria elezione in municipio. E allora, con tono tormentato e vittimista, alla Verrà un giorno… di manzoniana memoria, dice che si ritira perché da municipale non potrà portare avanti i progetti come invece avrebbe potuto da sindaco. Questo tizio, ovviamente, se ne fotte della collegialità, di chi l’ha proposto e di chi gli ha dato il voto: il dolore e l’onta di aver perso la seggiola è troppo grande. Il mio ego davanti a tutti. Ingrati.

Ecco, in questo modo di comportarsi sta esattamente la differenza tra sindaco cosciente e governatore bananoide. Nella sterpaglia di queste maniere scadenti sarebbe bello che germinasse un mondo diverso, senza deleghe a governatori, presidenti, preti, sindaci e direttori vari che non rispettano il primo valore della rappresentanza: essere al servizio dei rappresentati (non il contrario).

Non succederà e tra tre anni i nostri comuni in culo al mondo saranno ancora il campo di battaglia dei Fenomeni, a cavallo di partiti flosci e liste civiche alla carlona, con il popolo a fare da soldataglia. Puah.

gene


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