Estratto dal romanzo in corso d’opera

(…)
Avanzò sulla destra, solitario, approfittando del terzino che lo stava sottovalutando da almeno dieci minuti, e aspettò la palla buona. Sulla maglia un cognome quasi da bomber uruguagio, all’anagrafe il nome che i suoi gli appiopparono nella culla: Omar. Una roba araba ma sdoganata. Lui s’accostava a Sivori, eroe rompicoglioni della sua squadra del cuore. Non aveva il dribbling e la natura sardonica dell’argentino. Ma un buon tiro sì. E quello piazzò quando la palla transitò nel suo metro quadrato di competenza. Dal suo piede, l’attrezzo rotondo parve scegliere l’opzione fiume adiacente, ma si abbassò oltre il portiere, intento a fregarsene, e si infilò nell’angolino alto.
Lo so che non c’entra niente, ma è una bella storia e vi farà bene allargare le vedute oltre el pon da Molon.
Molonit casciapit
trii da scià trii da là
a ghé ‘l diauro in mez ala ca’
Allora!?
Nelle sue poche notti insonni, l’Omar rivisse quel gol con annesse alcune impossibilità e inesattezze, tipo l’aver calciato in piena corsa (mai!), dopo una cravatta al difensore (non c’era nessuno nel raggio di venti metri) o dopo attenta analisi balistica del perché e percome (tirò a caso). Il padre, che non aveva assistito alla prodezza, non gli credette mai; la madre invece sì e gli preparò manicaretti speciali per una settimana intera. Il che condusse l’Omar verso un ulteriore appesantimento organico, con nefaste ripercussioni sull’alzarsi dal letto al mattino. Probabilmente, Sivori si sarebbe svegliato pronto a litigare come al solito, ma il nostro Omar no, preso da una beatitudine completa che lo portò nel volgere di un mese ad abbandonare il calcio, per puro coronamento di una carriera da non sciupare con esibizioni declinanti e non degne di quel gol. Come Obdulio Varela dopo il Maracanazo, si diede al rimpianto letterario per aver mortificato l’avversario, seppellendo il magone sotto strati di asado.
Oggi, deambula da osservatore sui campi di periferia in braghe di gabardine, come quelle del Gabi, a dispensare consigli, pressoché inascoltati. Ma a ogni ricorrenza di quel gol superbo sua madre mette in tavola di tutto e anche il tuttora incredulo padre ne approfitta. La gloria ha molte forme, questa mi sembra una delle migliori.
– Bah…
Ma bah cosa!
(…)
gene
