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– Ma almeno tu che hai giocato nello Zurigo…
– Porscele eva, mi si è incantato il clacson, giuro!
Il Pocc è arrivato da noi a carriera professionistica finita. Nell’ultimo anno al Chiasso i dirigenti gli hanno regalato un Maggiolino color crema preso per pochi soldi all’asta dei veicoli militari in disuso, a lui, che aveva giocato in Coppa Campioni contro Rensenbrink e adesso.
Il bolide, almeno, lo ha potuto tenere anche al ritorno nella nostra squadra di Terza Divisione. Siamo messi proprio male, mancano giocatori e vengono richiamati in servizio alcuni pensionati e qualche giovane come l’Emme, che arriva dai boys e viene spedito all’ala destra perché al Pocc, che è anche l’allenatore, ricorda Jeandupeux e contro il Ludrin ha segnato un gol di rapina, peraltro l’unico nei due anni a seguire dove spesso si rivelerà un Marcelo qualunque.
Al primo anno ci salviamo per un pelo e poi molti smettono per sfinimento.
Ma al secondo si forma uno squadrone. Il Pocc amministra e gioca, con modi piuttosto patriarcali. In dibattito con i tifosi avversari cerca sempre di calmare gli animi, come un sacerdote di nicchia. La squadra è forte e intemperante, finalmente, oh.
Alla vittoria sonante nel derby contro i ludrinusc tutti lasciano quel loro campaccio tra i manufatti anticarro in cemento suonando i clacson a distesa.
Suona anche quello del Pocc, urca, a lui che taja e medega in ogni dove. Ma, vedi dialogo, appunto, agli avversari allibiti per il crollo della sportività da parte di uno che ha giocato in Nazionale spiega che il clacson gli si è incantato per un inspiegabile contatto mentre girava la chiave del Maggiolino.
Non gli crede nessuno, ma lui spergiura ancora oggi sulla sua innocenza.
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gene
