tuttologia in direzione contraria

Estate di quartiere

Più o meno è sempre così: il clou della giornata va in scena verso sera in Pasquei con la sfida finale di una specie di olimpiade che ha contemplato in sequenza:
1. La gara delle barche in sagex riciclato, piuttosto rinomata. Dopo colazione, e per merito dell’acquazzone del giorno prima che ha spazzato via le rane e alzato il livello del Rio Bass.
2. Bastonate. Attorno all’ora di pranzo, come conseguenza delle violazioni regolamentari della gara di barche di cui sopra. Se non completamente conclusa prima della pausa per obblighi di presenza a tavola, prosegue per un po’ con meno cruenza per via della proverbiale necessità di non incattivire buona parte dei partecipanti e precludendo quindi, per abbandono, la prosecuzione dei giochi tramite le altre discipline.
3. Trafugamento oggetti. In piena canicola. È una disputa per portare nei rifugi delle rispettive bande cose di un certo valore intrinseco quali: camere d’aria di biciclette per i fucili a elastico; lattine per fabbricazione veleni; mele acerbe per radiotrasmittenti e granate; bottiglie di gazosa vuote da riconsegnare alla bottega dell’ignara Chìa in cambio dei soldi per il deposito; gelati, sottratti mentre avviene il rimborso.
4. Sputamento di acqua sui parabrezza delle macchine di passaggio. Per questa disciplina occorre mappare con cura e in anticipo le vie di fuga in caso di frenata dei mezzi e discesa in campo dei guidatori imbestialiti, pericolosi seppur sporadici.
Questa sequenza di gare si completa nell’afa che rallenta e quindi si riesce a capire che bisogna presentarsi per cena, altrimenti il castigo preclude l’atto finale, la partita in Pasquei tra i superstiti. Giro del tavolo, sì sì sì alle domande, e come fulmini fino alla piazza.

Si fanno le squadre, di solito non più di quattro per parte per via dei castighi di cui sopra che hanno colpito i più scemi e ridotto i contingenti. Stavolta sono in sei. Bim bum bam, per ultimi restano sempre il Buseche, che è grasso e più che fare ostruzione non sa, e il Toda che magro è be’ magro ma se la palla gli arriva davanti lui corre indietro e viceversa. Il Gat e il Pedra è meglio averli assieme con le sassate che tirano nelle difficoltà, ma finiscono uno per parte. La Dele è l’unica ragazza e con le sue gambe chilometriche scavalca le panchine mentre corre e quindi serve quando la palla schizza lontano. Per finire c’è l’Emme che sarebbe il più bravo se non si distraesse a guardare la Dele e le sue spaccate in volo.
Si è sul 12 a 12, punteggio raggiunto faticosamente a causa delle infinite discussioni per tiri vicino al palo che possono essere dentro o fuori a seconda del fairplay, o dei rimbalzi irregolari sui fusti dei platani. Per i falli la discrezionalità è totale, tranne toccare la palla con le mani o colpire qualcuno in faccia. L’oscurità avanza a balzi come quelli della Dele. Ormai, chi segna ha vinto. Il Gat finge di tirare una sassata al Buseche, che cade ingannato come un maiale prima dello sparo, e la palla arriva a dieci centimetri dalla porta vuota. Come sempre in questi casi, al posto giusto nel momento giusto si presenta l’uomo sbagliato: il Toda. Anche il suo piede disgraziato, usato solo sulla punta, può dare la vittoria, però. Però una merda. Il Toda è troppo veloce e con la stessa precisa dinamica di un bastone buttato da un dirupo manca la palla, prosegue per almeno cinque metri senza sapere per dove, prima che il Pedra lo abbatta indignato con un calcio in culo.
Si scatena la rissa finale, una parodia della lotteria dei rigori, con la Dele che scappa sorvolando tutti gli ostacoli. A quel punto molla anche l’Emme, tanto che senso ha? Il Buseche è scappato via subito piangendo, il Toda idem. Restano solo il Pedra e il Gat che dopo un po’ di lotta decidono di andare a spaccare qualche vetro, per non buttar via la giornata.

gene


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