tuttologia in direzione contraria

Discorso per ipotetico Primodagosto

Mio padre non avrebbe potuto giurare con la mano sinistra alzata, quella dei sentimenti, della fede e del coraggio. Anche se lui credeva ai valori che oggi sempre più sono fraintesi, gli mancavano il medio e l’anulare e quando l’alzava sembrava uno sberleffo. Al Grütli ci era andato per i Tiri di Campagna, esibizione pacifica e sportiva, dove il giuramento non era richiesto, bastava una buona e innocua mira. Nel 1291, dunque, non l’avrebbero scelto per fondare la Svizzera, a causa di quella mano sinistra mutilata che si atteggiava innocente a un gesto scaramantico o di dileggio ma che di certo non era buona per un giuramento.

Oggi, in questo Primo d’Agosto 2021, forse la sua menomazione sarebbe vista come un vanto e salire sul pulpito facendo il gesto delle corna in occasione di un qualche discorso pubblico potrebbe essere una referenza per tutti quanti sono in qualche modo diseredati e un’opposizione alla malignità del potere. Di certo, mio padre non salirebbe su nessun palco, se non per rappresentare tutti quanti, lui che conservava in sé i fondamenti del liberalismo e della laicità, lui che avrebbe arricciato moderatamente i suoi baffi e il suo naso nel sentire e vedere questa società e questa politica che parlano di divisioni e disuguaglianze come ineluttabili e necessarie.

Mio padre era falegname, costruiva invece di distruggere e, seppur privo di due dita sacrificate al mestiere, ci sapeva fare senza l’impeto di giurare e in particolare di giurare il falso come spesso è accaduto in questo anno doloroso. Avrebbe potuto essere una ferma opposizione ai discorsi pubblici di chi invece abbatte nel buio, come gli infami eserciti che nelle notti millenarie della storia decimavano, e ancora decimano, popoli e città col favore delle tenebre. Li udite questi spergiuri, proprio oggi, per radio o per televisione, nelle piazze e nei palazzi, e certamente stanno parlando di valori che per primi misconoscono abusando del loro potere. Sono stati incaricati di parlare al popolo in questo compleanno della patria proprio per questo, per rilanciare una verginità perduta nei bordelli della prevaricazione. Ascoltateli bene, per smascherare il vaniloquio della prepotenza paternale.

Non so cosa direbbe mio padre, alzando quella mano sinistra difettosa. So però che saprebbe rinvigorire qualche cuore ferito, reclinare qualche volto ipocrita, lenire qualche afflizione immeritata.

Invece tocca a me tenere questa allocuzione e sono ormai giunto alla fine. Sebbene abbia ancora tutte le dita, non giuro lo stesso su nessuna bandiera perché la mia patria è l’università delle genti e degli animali, dei fiumi e delle piante, del cielo e della terra, delle montagne e del mare. Non giuro, dunque: preferisco abbracciarvi, sorelle e fratelli.

gene


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