“Cià. Non mi importa nulla di stare con gli altri, che si fottano. Io bevo e fumo da solo, mi faccio i miei ragionamenti e concludo con il darmi ragione su tutto. Se proprio incappo in qualcuno, che magari mi saluta senza motivo, provo a non scambiarci parole; e se quello insiste gli dico che ho sempre ragione io, prima ancora di intavolare qualsiasi argomento, che so inutile perché non aggiunge nulla al mio pensiero consolidato. Se è una donna peggio ancora, loro dicono di saper fare molte cose nello stesso istante, ma la cosa che sanno fare meglio è non ascoltarti e quindi anticipo: non ascolto io, per primo. Con le donne è inutile avanzare discorsi, cadono a terra come vetri in frantumi. Una parvenza di relazione c’è con i ragazzi e i vecchi, ma si dissolve con le loro domande puerili sull’origine e la fine del mondo. Come se il mondo non finisse quando finisco io. Prima di me non c’era niente, dopo di me idem. Cosa me ne frega della terra che si incendia o di quelli che restano secchi in casa, in strada, in ospedale, in guerra, ai confini, davanti a una rete, in una buca. Neanche la sofferenza mi riguarda, non la voglio vedere, mi preoccupa il mio mal di pancia e la caviglia gonfia, se proprio. Preferisco che piova sempre, che faccia freddo, che tiri vento, che minaccino frane, così stanno tutti tappati e non mi rompono le balle. Il mondo dovrebbe essere come la televisione, zac, la spegni quando sei stufo, uno schermo nero e muto, senza odori e sapori. Io ho ragione e gli altri torto, bisognerebbe prendere a bastonate chi insiste a sostenere il contrario. Era così l’anno scorso e sarà così anche il prossimo. Non è un augurio, è una certezza, una delle mie tra le tante. Se non mi ascolta nessuno non me ne frega un cazzo, ma se qualcuno lo fa allora non apra bocca, graffierebbe la lucida vernice del mio assolutismo con il troppo vuoto o il troppo pieno. Quando vedo frotte di persone attorno a un tavolo sono contento perché così stanno tra di loro e non con me: che si infastidiscano a vicenda con i loro sproloqui. Nessuno sa niente per davvero, è solo un replicare stantio di parole già dette e quindi fruste. Ma state zitti. State zitti, imparate da me azionandovi senza concionare, senza produrre banalità. Allontanatevi, andate verso i limiti dell’universo e dissolvetevi, non sentirò la vostra mancanza. Mi allontano anch’io, mia moglie ha preparato la cena di fine anno e almeno lei ha imparato a non parlarmi. Auguri a tutti, ma auguri di cosa. Cià. Io sono libero, di voi non mi importa nulla.”
Lettera firmata dal Presidente dei Direttori
gene
Postilla
Anche se in molti dei suoi aspetti questo mondo visibile sembra formato nell’amore, le sfere invisibili furono formate nella paura.
(Moby Dick, Herman Melville)

