tuttologia in direzione contraria

La morte perde sempre

Quaivol bigni vardala in fascia
e mandala a cheghèe
sense gnan fèe parense
da scoltala

Quando la morte segna al novantesimo e oltre, tu hai già fatto diversi gol e la partita la porti a casa comunque con la vittoria ben stampata sull’albo d’oro. Ogni giorno è un corpo a corpo, ma quando a letto ci vai vivo è un punto e lei è costretta a inseguire. Non può vantare nemmeno il bel gioco, quello è tutto tuo, con un possesso palla catalano, trame imprevedibili, rovesciate, falli, dribbling e passaggi visionari. Lei riesce a spezzare la trama solo con qualche trucco sleale, un incidente o una malattia o una guerra, ma questi contropiede falliscono non appena esci dalla metà campo dei tuoi dolori. Prova anche ad ammazzarti i compagni, ma quando ci riesce la sua esultanza è strozzata perché pure quelle partite contro di loro le ha perdute e lo sa. E tu, anche disorientato dall’ingiustizia simile a un errore dell’arbitro, ti difendi e riparti. Quando metti al mondo un figlio o una figlia, poi, lei arretra fino alla sua area e le buchi la rete con una delle più belle azioni corali che ricordi. Ti guarda inorridita quando costruisci qualcosa di solido, una casa, una musica, un pensiero, un libro, un amore: sa che quelle saranno le cose che continueranno a farti vivere, e quindi giocare, anche dopo che lei avrà messo a segno il suo solo e inutile gol contro di te. Lei muore ogni giorno, tu una volta sola.

gene


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