Le carte sul tavolo non erano un gioco
erano i segni di un’altra civiltà
De Gregori

La Mina la chiamiamo tutti nonna perché è nonna, anche se è pure mamma, altrimenti non sarebbe nonna. Ai suoi tempi è stata figlia, sorella e sposa. Il Meo è l’abbiatico e nel contempo è fratello e figlio, anche se confonde un po’ i ruoli visto che lo chiamo zio. La Maddalena, che scatta la foto, è figlia, madre, sorella. Io sono loro amico da molti anni.
La Mina è arrivata su già al mattino di questa domenica, col pensiero dichiarato che la Maddalena non bagna i fiori con costanza. Il Meo si è seduto sul sedile posteriore lasciandole il suo posto davanti. Li aspetto impaziente perché sì, tendono al ritardo e col risotto non si scherza, ma pregusto il piacere.
La terrazza è piena di sole, quel sole alpino che è ancora, almeno lui, benevolo e prezioso; la Mina sa che verso le quattro se ne andrà e si potranno finalmente bagnare i fiori. Nell’attesa, e dopo che il Meo è andato nel bosco a dare un po’ di martellate a un castagno, la Maddalena li invita a una partita alle carte. Di solito si svolge con il Meo che recalcitra a ogni presenza (Faccio da solo!), ma stavolta accetta di giocare con la nonna e si danno da fare come due bambini diligenti, insegnandosi a vicenda con spiegazioni criptate. La Mina ogni tanto vorrebbe imporre la sua saggezza, ma il Meo è anticlassista e non ascolta.
La Maddalena beve il caffè con me e cerchiamo di diventare invisibili per osservare quella relazione tra i due, che solo noi sappiamo quanto sia delicata, fragile come una tregua, ma che come una tregua è speranza.
È quasi ora di cena, i fiori sono innaffiati, la Mina è un po’ stanca e forse vuole andare a casa. La riporto giù io e durante il viaggio spiega a modo suo quanto è stata bene, parla di come il Meo progredisca, esplicita il suo amore per la figlia Maddalena.
Sotto casa sua aspetto che salga e che si affacci alla finestra del terzo piano per farmi sapere che è tutto a posto. La notte è scesa di colpo. Si affaccia e mi lancia un foglietto che svolazza qua e là e che agguanto per un pelo prima che finisca nell’orto. Per bere una birra al grotto, mi dice.
Poi si ritrae, chiude le persiane e non la vedo più.
gene
Postilla
Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore
Confucio
