A Sandra

Chi entrò nella mia casa non so, rubarono. Qualche franco che avevo lasciato in un cassetto e che era destinato a una buona causa, raccolto qua e là, ma generoso. La casa sottosopra, anche quello. Forse erano bisognosi anche i ladri, magari se ero lì mi avrebbero ammazzata, o forse avrei dato ciò che a loro interessava senza discussioni. Ma la catenina con il piccolo scrigno no, li avrei pregati e magari avrebbero capito. Invece non c’ero e si sono presi anche quel piccolo oggetto, che però conteneva un mondo intero e scomparso da tempo, vivo solo nella mia memoria: la foto di mia sorella morta quando aveva tre anni e che io non ho conosciuto, anche se dentro di me fioriscono ricordi della nostra vita insieme.
La sorellina si chiamava come me e andavamo all’asilo insieme, poi nella vecchia scuola sulla strada e avanti fino all’università lei, alla magistrale io. Si sposò, ebbe dei figli che crebbero con i miei, qua e là dal ponte che univa e separava le nostre famiglie. Ricordo il suo sorriso davanti al presepe, i suoi pianti d’amore, il viso serio sullo studio, l’abbraccio nella penombra di nostro padre avvilito nel letto, di nostra madre sola, dell’altra nostra sorella più grande. Le corse sotto il melo del chiosso, dove i nonni aspettavano il sole di buon mattino. La scoperta del piccolo paese conficcato pure lui per sempre nella nostra vita per determinarci.
Ma niente di tutto questo c’è stato, per lei.
Ora starà viaggiando in mani remote, in un ninnolo senza valore, da scambiare con qualche compro-oro per pochi franchi, il valore di un panino o di una pistola sottobanco. Spero che non abbia paura, che non le facciano del male.
Non la vedrò più, mia sorella, in quel ritratto minuto in bianco e nero aggrappato a una catenina. Allora tanto vale pensare che almeno viaggi di mano in mano, di collo in collo, attraverso mari e praterie, che veda città sconosciute e che senta lingue ignote. Forse è questa la vita che la attendeva e che ha atteso per sessant’anni. Spero che le vorranno bene tutti come gliene ho voluto io e che continui a sorridere.
Però la aspetterò per sempre, è un buon modo.
gene
