
Poche ore e poi dalla mezzanotte un mucchio di gentaglia tornerà a intasare il mondo. Il magnifico confino sta per avere fine, ma io rimpiangerò questo virus che ha messo i bastoni tra le ruote alle apericene e ai rabadanchi. Questo virus benedetto che ha ridotto al minimo i saluti, azzerando strette di mano, abbracci e baci a qualsiasi carneade perché prima così si doveva fare per ipocrisia e poi di colpo non più, beatitudine. Ha demolito anche le chiamate trabocchetto con quel “Hai tempo?” che preludeva a una rogna. No! Olé! Questo virus che ci ha obbligati alle mascherine, dietro le quali ho potuto allestire qualsiasi boccaccia al cretino di turno, che anzi pensava che gli stessi sorridendo e invece lo mandavo affanculo con ragione.
Rimpiango già questo esilio dalle cose da fare per i bisogni altrui, quegli spettacolari “non posso / sono a rischio / sono chiuso” grazie ai quali ho potuto stare con me stesso senza paranoie o sensi di colpa e soprattutto senza compiti. Rimpiango già le discussioni sempre più ottuse sui vaccini tra imbecilli di ogni schieramento, perché è in quel rumore di parole vanesie che potevo leggere con nutrimento le voci dei romanzi, ascoltare le canzoni dimenticate, assaporare i gusti senza dover correre in pausa a ingollare cervelat o kebab.
Non so voi, ma io festeggio queste ultime tre ore con l’amarezza di un’epoca migliore che finisce, una meraviglia di ristrettezze, di riscoperte, di lentezza, di persone da amare dal profondo. Un’epoca di sparizioni del superfluo, un disvelamento degli idioti e una conta precisa di chi buttare nello scolo per sempre (ho una lista sterminata e so che sono anch’io sulla lista di qualcuno).
Però ho un dubbio non da poco sull’idiozia che riapparirà: a mezzanotte ora solare o legale? Nell’impossibilità di scioglierlo, vado avanti come se il confino fosse per sempre. Per fortuna tutti insieme, e per via delle cose esposte, non ce la faremo mai, ma io da solo sì.
gene
