
Come sei bella, bambina. Preparati agli sguardi accesi di quando a qualche sportello presenterai la tua identità, che per allora sarà già impiantata sotto la pelle. Oh, signorina, 22022022, quanta fortuna, non mi prende in giro? com’è facile tenerla a mente, che privilegio, abbiamo i suoi dati.
Qualche santone ti inviterà a rileggere cosa successe in quel giorno: guerre, pestilenze, ingiustizie, miserie, sporcizie, onnipotenze, superstizioni, menzogne, delirii, separazioni, sconfitte. Qualche capo addurrà la sua prepotenza a una tua sfortuna, qualche amico si spiegherà i tuoi sbalzi d’umore senza pensare ai suoi.
Di questo giorno sarà bello ricordare la gioia di tua madre e la fronte corrucciata di tuo padre.
Sei così piccola, un coniglietto di tre chili, ma sono sicura che già capisci e prima ci si prepara e meglio sarà. Io e papà siamo un po’ incoscienti, con tutta la polvere e la plastica che c’è in giro, ma se c’è un modo per fregare il mondo è proprio far nascere te. Non per intrupparti, ma per lanciarti come granello nell’ingranaggio.
Il piano è: a scuola non ubbidire, non entrare nei templi, attenta agli sconosciuti che ti parlano del tuo bene, svela le bugie, non confondere essere con avere, vai lontano ogni volta che puoi, condividi pane e acqua, scambia idee, dimezza ogni cosa, moltiplica attenzione, resisti.
Sei nata oggi, una data che qui è questa ma nel mondo è o sarà già un’altra, quindi non ha importanza. Non credere ai numeri, saranno le parole a guidarti, anche quelle della lingua oscura dei nonni: In piraca i sass e in man la sèe.
gene
