tuttologia in direzione contraria

Altre memorie dal sottosuolo

Il sottosuolo ci appartiene? O siamo suoi prigionieri? Come le case, del resto, che sembrano una protezione e invece sono trappole e le bombe lo dicono. Fedor ha scritto del rintanarsi tra lo sporco sotterraneo e quello dell’anima, il sottosuolo come sepoltura della ragione. Lui sapeva, cinque erano stati gli anni di prigione per le sue idee espresse in parola.
Adesso siamo qui noi, cacciati in queste caverne percorse da binari disabitati che non portano più né a destra né a sinistra, ammassati in un lieve tepore dolciastro uguale a quello della morte appena giunta, tra scritte e pitture, con la fame e il pianto. Come agli albori dell’umanità.
Nell’abiezione a precipizio, senza più la percezione del nostro stesso corpo, che scorgiamo solo come ombra riflessa sui muri istoriati. Non è una vita, ma l’ombra di una vita sfumata, per questo ogni momento è buono per morire, forse siamo già morti e anche le ombre sono solo spettri.
Quando finirà questa tornata, qualcuno aggiungerà capitoli alle memorie del sottosuolo, sfuggendo alla propria ombra per riprendersi il corpo e disvelarlo. Ma il sottosuolo sarà un libro mai finito, altre depravazioni attenderanno i nuovi sopraffatti, altre caverne si chiuderanno sui sopravviventi. Il tepore dolciastro, i binari inariditi, altre ombre, altri graffi sui muri, altre illusioni. La morte e il ritorno.

gene (tempo di guerra)


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