In quel tempo venne a noi il Volteggiante per predicare la fratellanza, senza necessità di inviti poiché nel suo cuore albergava il bisogno, da scambiare con la nostra riconoscenza senza memoria o rimprovero. Aveva combattuto lunghe battaglie di parole e aveva le mani bianche e linde dell’inoperoso pensatore.
Per giungere fino a qui, il Volteggiante aveva camminato per le terre sterminate d’Europa la Madre vestito solo di mantello istoriato con i nomi dei suoi Confratelli del Tallero, la congregazione che aveva raccolto i pochi denari necessari per il pellegrinaggio, fondi che lui non possedeva essendo sempre stato un asceta meditabondo.
Nel suo baciare di continuo l’effigie della Vergine, era dunque una sorta di arcivescovo di molte chiese, con una destrezza ecumenica nell’attirare a sé i popoli denudati sulle spiagge nel sole drammatico delle estati mediterranee, come pure i favori lontani di quel Grande Impero che ora era diventato il Male dopo la guerra scatenata contro un popolo ignaro. Il pellegrinaggio del Volteggiante fondava proprio sull’abiura, a quanto pareva dalle celebrazioni prima della sua partenza. Era talmente convinto della sua nuova assunzione da non riuscire nemmeno più a nominare il Sovrano dell’Impero, un tempo suo ispirato patrocinatore.
Ovunque passasse, dai paesi sulla frontiera orientale lanciavano fiori. Quando arrivò a noi la barba gli era cresciuta e sul volto gli si era dipinta la pace, come si può vedere anche oggi in molte delle nostre icone sacre.
Prono e umile, il Volteggiante entrò dunque nel nostro tempio , pronto a donare il nuovo sé stesso ai martoriati in fuga dalle terre stravolte dalla ferocia dell’Impero. Tutto era pronto per quello che poteva diventare un rinnovato Discorso della Montagna. I paramenti sgargianti gli davano un lustro sacerdotale e la contrizione ingentiliva il suo volto, solitamente un po’ ottuso ma non per questo meno sincero.
Lo introdusse il nostro Patriarca, in tunica da soldato poiché la guerra era prossima. Tutto tendeva a un grande momento, a qualcosa che la Storia chiamava a sé. Messi e testimoni erano giunti da tutte le terre conosciute, gli scribi dispiegavano le tavole.
Ma il nostro Patriarca, ingenerosamente schiavo della sua memoria di ferro, trasse a tradimento dalla propria tunica una veste, quasi una sindone con raffigurato il volto del Sovrano dell’Impero del Male, uguale a quella che un tempo il Volteggiante aveva indossato sulla Piazza Rossa come debito d’amicizia verso il suo antico precettore.
Un gesto raggelante che dapprima lasciò l’ospite istupidito, e poi lo colpì con tanta crudeltà da suscitare un moto di pietà e derisione in tutti gli astanti.
Quando si riebbe, il nostro Patriarca se n’era già andato lasciando sul leggio solo la veste con l’immagine maledetta. Il Volteggiante rimase solo, con i nomi istoriati che gli cadevano a uno a uno dal mantello. Si nascose in grembo la veste e se ne andò curvo sotto il suo stesso peso, forse a predicare in terre di genti meno beffarde. Non si seppe mai più nulla di lui. Per un po’.
“Se devo scegliere
tra Obama e Putin
scelgo Putin
tutta la vita”.
Dal Vangelo secondo Matteo 2015
gene (tempo di guerra)

