
Povero Zorro, povera volpe del deserto, che defraudato del titolo già dal nazista Rommel ora vede il suo simbolo sulle macchine di altri fascisti.
Povero Zorro, eroe della nostra giovinezza, che se riapparisse non potrebbe marcare le sue rivalse con quel distintivo segno di spada che era il simbolo di tutti i ribelli e ora lo è degli imbelli, che lo mutuano ghignanti dai criminali di guerra.
Sono anche qui, tra noi, queste Z sacrileghe, escono sulle facce della porta accanto, quella porta costruita dall’Illuminismo che scordano mentre ne approfittano, nostalgici collaboratori d’ingiustizia. Su quelle porte ci vorrebbe il segno di Zorro, sulle porte di bolscevichi falliti e intrallazzatori che stanno in Governo e in Parlamento e nelle piazze della stessa nostra nazione, silenti e rintanati nei palazzi e nelle valli, luoghi anch’essi costruiti ed educati dalla libertà d’Europa.
Povero Zorro, ascoltami però: abbandona la Z, ultima e ormai indegna lettera di un alfabeto capovolto, e segna le nefandezze con la prima lettera nobile, la A di Affanculo.
gene (tempo di guerra)
