tuttologia in direzione contraria

Gli storiopoetoidi hanno rotto

Ieri il testamentino, oggi la polemichina. Dopo Omero, qualsiasi storico che si butta in letteratura è un tizio che non avendo personaggi suoi li prende a prestito dal passato e gli fa fare cose inconsulte o prevedibili, ma senza un minimo di visionarietà. A partire da Dante per arrivare a chi oggi lo rievoca, magari in prosa per proporlo a lettori che ritiene incapaci di capire la poesia. Dante: grande tecnica al servizio di un fantasy con nomi reali, una prova di bizzarro e sadico discrimine tra il bene e il male. Meglio Mauro Corona che almeno propone squinternati di vario genere e sconosciuti al mondo, e li ama. Perfino Liala lo supera.
Non pretendiamo Kafka, ma nelle librerie e al cinema è tutto un florilegio di autori con una formazione storica e forse lo richiede il mercato, ma insomma: che la piattezza rigida come un albero genealogico sia per loro un credo, una leva per avere un qualche tipo di successo. Quando sarebbe il momento buono per inserire la variabile impazzita creata dal nulla, un personaggio inventato da cima a fondo che spariglierebbe le carte, ecco che invece appare qualcuno ripescato dalle carte di un qualche oscuro processo del Seicento, che nessuno conosce e parrebbe nuovo di pacca e invece è un escamotage utile a mascherare lo zero creativo.
Si dimenticano, gli “storiopoetoidi” che forse Omero non è mai esistito come entità unica, trattandosi quasi con certezza di una somma di autori orali messi per iscritto da qualcun altro. Inoltre, i personaggi di Iliade e Odissea resistono dapprima come prodotti di fantasia con tracce potenti e attuali, e poi come ipotetici membri della Storia. Ulisse e Achille non sono molto più reali di Cappuccetto Rosso o di Han Solo, a quanto si sa.
Anche Cervantes mette in bocca al suo Don Quijote una sequela di eroi a cui rifarsi per le sue stranezze catastrofiche, ma il Cavaliere dalla Triste Figura appare invece dal nulla, o dai cromosomi del Cervantes stesso, e totalizza la scena ribaltando il mondo, prendendo a calci la Storia stessa. Il grande libro di Cervantes è, oltre a uno spasso inarrivabile, la prima derisione del romanzo storico e funziona alla grande. Eppure, oggi, quattrocento anni dopo, gli storici che si buttano in letteratura non ne tengono conto, o forse nemmeno lo sanno, attirati verso il fallimento dalla loro prosa pretestuosa e senza immaginazione. Né Storia, né letteratura: un qualunquismo.
Sto rileggendo l’Antologia di Spoon River, la mitizzazione dei poveri diavoli morti, dimenticati, mai esistiti. Ma più veri e attuali della Storia rimescolata per la mancanza di fantasia dei nostri contemporanei, che dovrebbero ripassare tutto Topolino per rifarsi le idee. Meglio di no, ci darebbero a bere che Pluto è il vero guardiano dell’Ade.

gene


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