tuttologia in direzione contraria

Educati anche sulle foto

Sfogliavamo un libro di fotografie, in un giorno di canicola sotto i platani ma così fermo che anche le canottiere si sono intorpidite. Un po’ laterali al mondo, che non sappiamo dov’è e cosa fa, ma soprattutto a cosa serve, abbiamo riso delle pose di uomini donne e bambini ritratti in bianco e nero, e anche un po’ di grigio, come tutto quel che si vede appeso nelle varie stube, cristi e madonne a parte, ma quelli, dico, quelli sono dipinti e non valgono. Qui invece si vede che era gente sul serio, mica messa lì in pose che nemmeno per un minuto potevano esibire in casa.
Anche a noi ogni tanto ci hanno fatto delle foto, a scuola una volta all’anno, dicendoci di stare fermi fermissimi e in silenzio. Anche a casa qualcuna, per Natale o cose così, ma di solito giallastre. Invece questo Donetta qua andava in giro come il Piccaluga, spesso per conto suo, ma più spesso perché lo chiamavano e parché u gh’ere busegn, avevo sentito dire una volta dal nono. Adesso, io non so se davvero quella gente dentro le foto era lì per caso, ma mi sembra di sì. Uno aveva la bicicletta e la teneva in piedi bevendo qualcosa, forse era appena arrivato da una salita. Anche un altro beveva, ma però guardava via. Erano ai bordi della fotografia e tenevano dentro gli altri. Un altro tutto mosso si metteva o si toglieva un cappello, non si capisce. Uno guardava la sua tazza come se ci vede dentro un’ape annegata. Quello in fondo, su di un poggiolo, sembra uscito per dire di piantarla ma poi si è fermato per capire cosa succedeva ed è restato dentro anche lui. Proprio in mezzo, uno con la camicia abbottonata fino al collo come i padroni di casa, quindi caldissimo mica fa. Perfino un cane, col culo davanti e il muso dietro, che però guarda lo stesso bello dritto. Sul tavolo c’è una caraffa piena di vino, che nessuno può bere, credo, anche se bicchieri colmi se ne vedono, ma sembra birra, più che altro. Un’altra caraffa è tenuta in aria. Oh, lo vedo adesso: un infante, mosso anche lui, magari è la mamma che lo scrolla per fargli fare il ruttino o perché piange. E poi un bambino poco più grande in posa con le mani alla cintura e mi chiedo come faceva a starsene così, con aria da vecchio. Uno lo alza perfino il cappello, per salutare i parenti, mi pare. Una ragazza, vardalailé, toffa una bottiglia, ma non si sa poi beve o la rovescia.
Abbiamo riso molto noi, ma non so, ci pare anche in ordine quella fotografia. Per la nostra foto di fine anno, quello prossimo, ci siamo messi subito d’accordo di fare così, provando le pose lì sotto i platani nella canicola, ma la maestra non vorrà, secondo me. E neanche il fotografo vorrà, che non è il Donetta, ma il Piccaluga. In più la maestra non è neanche una maestra, ma un maestro che è venuto da un posto ignoto che si chiama Pescara e ci darebbe, posso scommetterci, un castigo per l’estate del tipo cinquanta volte “Bisogna essere educati anche sulle foto!”. Bel vadagn.

gene

Postilla
Per la foto descritta nel testo,vedere a:
https://archiviodonetta.ch/portfolio/1172/


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