Natale 2022

Duemila anni di niente che procede, solo un ritornare con le mani insanguinate, cullando e delegando la ferocia. Ci fosse stato un dio, non sarebbe accaduto, ci fosse ora non succederebbe. Solo io, il figlio dell’Uomo, con la mia speranza sempre viva, almeno lei. Più lo nominano, più il dio è assente, nell’indifferenza delle offerte. Poi sì, i regali, questi sciacquii di coscienze sublimate nell’indifferenza di trecento giorni all’anno e più. Capelli da coprire, per il freddo certo, per i colori e la bellezza. Anche capelli da tagliare, lucenti e bellissimi, questa sì un’offerta ribelle e quasi disperata. Capelli oppositivi da mostrare ai depositari della Verità, che verità non è mai ma è solo un tallone chiodato che calpesta fustiga bastona, e chiude le bocche e gli occhi, che uccide per salvarsi.
Da lontano, echi di morte, qui all’angolo timori leggeri di poca luce nelle case, di un tempo bizzarro, di malattie stagionali raccontate con gaia ottusità. Paragoni e vanità: i miei crucci sono più intricati dei tuoi, la mia carta-regalo è la più bella, io spendo di più, io sto in giro a sciuparmi aperitivi, non come te che stai in balcone e ti atteggi a parolaio. O che sotto un cartone poltrisci e fa niente se muori. E le case che, finalmente, degli ospiti si svuotano e tutti sono lieti: chi resta s’è levato obblighi e fastidi, chi parte si toglie pesi e colpe.
E le vacanze, coi bambini che diventano un impiccio, con i vecchi che ingombrano, con le famiglie di parvenze indolori. Con la tele accesa sui lustrini degli studi, telecamere che scorrono per una tregua di illusioni, promesse disattese, impegni rimandati, prime pietre scagliate.
E il dio che osserva indifferente non viene a dire che non c’è, che sarebbe poi la sua unica scusante.
Mi copiano tutti, vogliono moltiplicare e profetizzare, impolverandosi in cammini e immaginando redenzioni con preghiere per sé stessi. Ma solo io, solo io sono nato in una mangiatoia, rifugiato e clandestino; io ho rifiutato padre e madre e dopo pochi anni intensi e poveri, sarò inchiodato a una croce in bella mostra, e con me l’idea di uguaglianza e libertà. E voi con me, è solo questo il destino che ci unisce. Un universo di croci.
gene
